MAMMANONPERCASO
APPUNTI DI VIAGGIO DI UNA FAMIGLIA SCRITERIATA CON 4 THUMBELINE ED UN CHUPPO ZUCCO!
PENSIERI COMUNI
giovedì 6 novembre 2008 13.32
Ci sono delle sere in cui vado a letto con le stesse energie del mattino presto. Mi sento così quando qualcosa mi ha scombussolato. Forse è la luce tenue della camera da letto quando cerco disperatamente di leggere due righe di qualcosa nonostante la stanchezza. Oppure è il respiro profondo di chi mi dorme accanto….tutto questo mi concilia ogni tipo di pensiero. E a dire il vero, quali strani pensieri può avere una donna come me, madre, moglie e nient’altro si direbbe oggi? Invece no. Miriadi sono le correnti di domande, desideri, progetti e preoccupazioni che si insinuano senza ordine e senza permesso nei filtri della mia mente. A volte si tratta di pensieri così corposi da prendere vita nel passaggio dalla veglia al sonno; è tutto così veloce ed incomprensibile da divenire immediatamente realtà del mio inconscio. E se nel divenire il tutto prende colore così limpido da tramutarsi in puro sogno, comincio subito a fare i conti con quello a cui stavo pensando da sveglia. Non è poi tanto incredibile. E’ un po’ come quando sei seduta sul gabinetto e ad un tratto ti fermi a pensare a qualcosa. Ti incanti, guardando un punto fisso sulla parete di fronte a te e senza rendertene conto, alla fine del tuo pensiero, l’ultima immagine che preserva il tuo cervello si tramuta come per magia proprio in quello che stavi fissando. Non sai come e perché succede, ma succede. E quando succede sei sempre stupidamente sorpresa; come lo sei dopo una movimentata notte di sogni impegnativi decretati tali da una veglia di innumerevoli pensieri, altrettanto impegnativi.
riflettete di meno
giovedì 6 novembre 2008 13.33
Mi piace andare a letto tardi, ma in realtà non ci riesco quasi mai. Sono sempre eccessivamente stanca e alla fine mi convinco a riposare. Ma stasera è diverso. Sto stampando i biglietti di invito per la festa della mia piccola Daphne e così mi sento utile nel futile, pur essendo da sola in piena notte rinchiusa in una piccola stanza della mia casa sperando che la stampante fotografica non faccia troppo casino. Mi rendo conto che il rumore della stampa mi distrae, eppure ci sono molti pensieri che si affollano nella mia mente in questo momento. Una domanda delle 23 e 42: vi siete mai chiesti se quello che fate nella vita sia veramente quello che avreste voluto fare o se per caso c’è qualcosa che sentite mancare. Un tassello fuori posto, un desiderio insoddisfatto. Io non ci penso mai e nel contempo più volte nello stesso giorno. Perché credo sia lecito per ognuno di noi pensare di non essere unici nel nostro divenire. Infondo esiste una molteplicità nel nostro essere, sentire e respirare che non possiamo sottovalutare. Sono convinta che tutti noi almeno una volta nella vita abbiamo volto lo sguardo verso mete ben lontane da ciò che siamo e da chi siamo. E questo non perché si abbia la velleità di voler essere qualcun altro ma perché semplicemente il nostro istinto funge da legame spazio temporale verso vite parallele mai vissute. Perché il sogno è la sopravvivenza alla nostra quotidianità e la capacità di amare a tutti i costi ciò in cui di tanto difficile ci siamo impegnati nel nostro presente effettivo. Sognare è lecito se non indispensabile, l’importante è non mollare mai il filo di arianna che potrà ricondurci alla nostra personale realtà. Questa è una delle cose che amerei poter insegnare ai miei “meravigliosi gioielli”.
INSOMMA PERCHE' NON DORMO?
giovedì 6 novembre 2008 13.34
Sono ancora qui e se penso che domani dovrò svegliarmi ancor prima di tutte le altre innumerevoli mattinate, dovrei avere la coscienza di alzarmi da questa stupida sedia girevole e andarmene a dormire. Eppure la luce che lo schermo del mio pc mi si irradia contro quasi come a trattenermi mi costringe a rimanere qui nell’intento di mettere ordine nella folla o “follia” di ciò che vorrei raccontare a quest’ora della notte. A volte mi sento un po’ stanca, ma proprio stanca fisicamente. Così penso di meritare una pausa, un piccolo e breve distacco da tutto ciò che amo e che ho sempre desiderato. Perciò me lo concedo. Senza rimpianto, senza sensi di colpa…ma facendo sempre il pieno di ciò che sto abbandonando anche solo per qualche ora. Ed è proprio allora che riassaporo tutto come se fossi tutt’a un tratto ripartita da principio e nulla fosse mai esistito prima di quell’unico e splendido momento. Così giuro ancora una volta a me stessa la fedeltà della mia volontà e della mia coscienza pur ricercando un piccolo respiro del sentirmi solo e soltanto donna oltre che madre e moglie. Per tale ragione gli abbracci sembrano più intensi, i baci più caldi e le carezze più docili e lente. Ed è per questo che ricordo con estrema sicurezza il perché ritorno a tutto ciò che ho costruito e che amo di più al mondo con la fiducia di ciò che ho lasciato alle mie spalle e di ciò che troverò nel mio futuro.
IL CUORE STRETTO
giovedì 6 novembre 2008 13.34
Ma perché è così difficile comprendere il mio impegno di madre nel voler rendere le mie figlie forti e indipendenti fin dalla nascita? Ho molte amiche altrettanto madri , assai più accorte e concentrate di me sui loro figli (forse perché spesso ne hanno solo uno) di quanto lo sia io. Eppure io non credo che la misura delle mie attenzioni nel senso più generico del termine, sia la proporzione esatta di ciò che provo per loro. Una volta incontrai una conoscente con la quale avevo condiviso il mio primo corso preparto, la quale mi raccontò i suoi trascorsi notturni col figlio ormai nato. Mi diceva che il bimbo dormiva nel lettone con loro, steso sui cuscini proprio sopra le loro teste, e che non erano mai riusciti a fare diversamente, pena pianti inconsolabili da parte del bimbo. Quando ribattei che invece Daphne, la mia primogenita, dormiva buona buona nel suo lettino da quando aveva due mesi e che per di più si addormentava da sola, rimase sbalordita. Certo ammisi che qualche piccolo disappunto da parte della bimba c’era stato ma nulla di insuperabile. Con amorevole attenzione e interventi mirati accanto a lei quando la situazione diveniva un po’ più critica, ero riuscita ad insegnare a Daphne la capacità di abbandonarsi al sonno senza aver timore di perdermi (problema fondamentale dei bimbi che non riescono a prendere sonno da soli). Il marito della mia amica che ascoltava attento ma sorpreso il mio racconto esordì asserendo che probabilmente le nostre conquiste erano solo frutto di “un cuore un po’ più stretto”. All’inizio questa frase mi ferì anche se detta da una persona a me quasi estranea. Poi guardai negli occhi mia figlia ed ebbi il riflesso di ciò che speravo e cioè di quanto si sentisse amata. Fu la prima volta che mi sentii dubbiosa sul mio ruolo di madre e sulle mie capacità in quanto tale. Da quel giorno in poi ho però imparato che mi basta attraversare l’anima delle mie tre bellissime con un semplice sguardo per avere la conferma del nostro reciproco ed immenso amore. In più, rispetto a tante altre madri ben diverse da me, ma che non mi permetto assolutamente né di giudicare né di biasimare, (cosa che purtroppo io ricevo qualche volta), spero e credo di aver dato e continuare a dare tutta quella forza e intensità d’animo che serve ad affrontare la vita a spalle larghe, anche qualora la loro amorevole mamma non ci fosse.
GENITORI FALLIBILI
giovedì 6 novembre 2008 13.35
Oggi abbiamo portato la nostra piccola primogenita (4 anni e mezzo) con noi a fare la spesa alle sette di sera, ora tarda e per di più troppo vicina all’ora della sua nanna. All’inizio abbiamo pensato: pessima idea. Poi, pur essendo oramai deconcentrati da tutti i suoi capricci, anima e coraggio abbiamo solcato la soglia di quel maledetto centro commerciale. E ad un tratto ci siamo resi conto di essere precipitati nel mondo delle macchinine volanti a forma di Winnie Pooh cavalcate da bambini assonnati e volubili. Io e mio marito ci siamo guardati negli occhi; eravamo un po’ indecisi su chi di noi due fosse Alice e chi il cappellaio matto ma una cosa era certa: Daphne era il coniglio bianco della regina di cuori, sempre in ritardo, che scappava veloce alla ricerca delle fatidiche macchinine assordanti di cui sopra. E’ stata un’impresa concederle soltanto due giri prima di iniziare a fare la famosa spesa per la quale eravamo lì. Poi la famigerata frase di quando i bimbi sono davvero alla frutta: voglio andare a casa. Le parole di Daphne hanno tuonato su di noi come un’accetta sul collo di un pollo; perché un po’ polli ci sentivamo considerato l’aver portato una bimba di 4 anni che in genere va a letto massimo alle otto, in un centro commerciale proprio alle otto di sera. Certo , alcune scelte dei genitori non sono molto salutari per i bimbi, soprattutto per quelli come la nostra che se non dorme 12/13 ore per notte diventa una belva inferocita già dal mattino presto. Però a volte anche decisioni che sembrano errate al momento possono sortire poi, in momenti di comunione, di sentimenti e di tenerezza. Come un pacchetto di patatine con la sorpresa, comprato in extremis alla cassa, e diviso in macchina rigorosamente in tre; mangiucchiando e sorridendo, tra canzoncine e filastrocche, fino al silenzio del sonno profondo della mia piccolina. E io lì che la guardo, attenta e curiosa, come la prima volta che la vidi fuori dalla mia pancia; con la certezza che, al di là dei capricci e della stanchezza, la serenità che leggo sul suo viso è la stessa che sento nel mio cuore.
LE RADICI RITORNANO
giovedì 6 novembre 2008 13.36
Qualche volta penso a mio padre, perché l’essere un genitore privo di genitori non è sempre facile. Cerco di capire, attraverso gli innumerevoli ricordi di quand’ero bambina, in cosa gli assomiglio di più e in cosa mi sto impegnando di più per non assomigliargli. A distanza di tempo e di spazi ci si ritrova più lucidi nei riguardi dei nostri genitori, ed anche più consapevoli di ciò che realmente è stato al di là degli umori personali. Ma si riesce veramente ad essere così freddi e razionali nei confronti del nostro passato da figli, pur sapendo di aver subito dispiaceri e delusioni oltre ad aver ricevuto una grossa quantità d’amore? E se poi l’amore si mescola con le aspettative di un padre, con ciò che una madre ritiene più giusto per il proprio figlio, e con ciò che si spera il figlio sarà in grado di realizzare nel proprio futuro? Quando vivo le mie bambine nella loro quotidianità, mi chiedo spesso se il loro amore sarà sempre così incondizionato. Mi chiedo spesso se sarò in grado di lasciargli spazio e responsabilità primaria nel mettersi in gioco nella propria vita. Sarò in grado di non dare giudizi affrettati? Sarò in grado di non dare giudizi? Per adesso mi limito a dare alle mie pargole le primissime nozioni sulla vita, su l’amore, sul rispetto reciproco e su l’affetto familiare così fondamentale per una famiglia serena e ricca d’amore. Ciò che mi preme è non tralasciare le piccole cose. Perché le grandi cose vanno da sé, come un seme che pianti e che se innaffi bene diventerà sicuramente una pianta sana e rigogliosa. Quello a cui penso spesso sono i possibili e probabili errori che commetterò in qualità di madre. Questo perché ricordo perfettamente tutti i momenti in cui recrimino il comportamento dei miei genitori, tutte le volte in cui sarebbero potuti essere più amorevoli e meno autoritari. Pronti a rimproverare piuttosto che spiegare. Pronti a giudicare piuttosto che aiutare. Come se i figli appartenessero ad un catalogo di possibili personaggi che i genitori sarebbero più o meno contenti di inscenare nel palcoscenico quotidiano della vita. E se non fosse così? Se avessimo l’obbligo di accettare ma più di tutto apprezzare e gratificare ciò che abbiamo immaginato, poi concepito e poi incondizionatamente amato? Il capolavoro non corrisponde alla realtà? E allora? Non abbiamo mica acquistato un pacchetto di caramelle? Abbiamo messo al mondo un essere umano, con i suoi pensieri, i suoi ideali e i suoi limiti. Ecco, proprio adesso mi rendo conto che sto parlando come una figlia che ha ancora del rancore verso il passato, anche se adesso non ho più nessuno contro cui combattere a spada tratta per i miei ideali. Ora sono dall’altra parte della barricata e mi spavento enormemente quando mi rivedo nello specchio di quel che è stato. Certo le mie convinzioni sono il frutto del mio vissuto familiare e della educazione impartitami ma cerco sempre di modellare e rimodernare quello che mi è stato insegnato nella speranza di non commettere gli stessi errori con le mie figlie. Allora mi auguro che un giorno loro non debbano pensare a me negli stessi termini in cui oggi penso a mio padre. Perché se c’è una cosa che ho imparato molto in fretta nella mia esperienza di figlia e di madre è che i genitori perdonano, i figli un po’ meno.
LA SECONDA IN ARRIVO
giovedì 6 novembre 2008 13.36
Non so esattamente perché ma mi sento ansiosa, preoccupata. Tra pochi mesi partorirò la mia seconda pargola e sono molto più tesa per ciò che riguarda la reazione della mia prima principessa che per il fatto di dovermi prendere cura di un’altra figlia. So che mi occuperò della nuova arrivata con la stessa attenzione che dedicai a Daphne a suo tempo; in ciò, dentro me stessa, rendo più accettabile il mio ruolo di madre. Ma quando penso alla mia primogenita, ai suoi sentimenti, al fatto che pur avendo solo due anni è già una personcina a tutti gli effetti, ho paura. Ho paura di sbagliare, di sapermi comportare, di non sapermi dividere. Ho timore che quando sarò in ospedale e per qualche giorno lei non avrà la mia presenza costante e silenziosa intorno, si sentirà tradita. Non voglio che accada. Desidero che Daphne abbia sempre e per sempre fiducia nel mio amore. Vorrei tanto poterle già spiegare che il cuore di una madre è come una grande casa con milioni di stanze. Ognuna di queste ha un nome, una storia e contiene una forte emozione. C’è posto per tutti nel cuore di una madre: per quelli che arrivano, per quelli che ci sono già, per quelli che restano e per quelli che decidono di andare via.
TEMPO DI CAMBIAMENTI
giovedì 6 novembre 2008 13.37
Oggi sono sfinita. I lavori in casa sono quasi terminati. La stanzetta nuova di Daphne è praticamente finita. C’è tutto ciò che può ricordarle il calore del mio amore per lei. Ho fatto attenzione ai colori, ai disegni, alla disposizione dei mobili, alla luce che inonderà la stanza ogni mattino. Ho come l’impressione di dover partorire la mia piccola “sorellina maggiore” ancora una volta, e proteggerla ed amarla come e più di prima. Non ho usato la stessa accortenza per la stanza della seconda principessa. Sono sicura che lei, in quanto neonata, riceverà tutte le attenzioni che merita. Mentre Daphne, già così curiosa e perspicace, si chiederà perché la mamma dovrà di punto in bianco dividere tempo ed attenzioni. Cercherò di spiegarle, in qualche modo. Userò la sua intelligenza sperando che il suo cuore, seppure piccolo, sia già abbastanza ricco d’amore da poter sopportare qualche momento d’assenza e di stanchezza. Molti mi dicono che la sua tenera età le renderà più facile accettare l’arrivo di Daeira. Io non spero in un’accettazione ma bensì in un innamoramento. Spero abbiano un colpo di fulmine luna per l’altra e che abbiano memoria del loro amore per tutta la vita.
UN INTENTO FELICE
giovedì 6 novembre 2008 13.37
Qualche giorno fa al parco, un signore guardando il viso della mia piccola Daphne ha constatato che abbiamo lo stesso sorriso. Non so quanto questo sia vero, non so quanto ci assomigliamo, però è certo che abbiamo lo stesso modo di esprimere le nostre emozioni. Siamo fortemente attratte dalle altre persone, dalla voglia di confrontarci e di mostrarci vere e disponibili. Tante volte Daphne cadrà in inganno per questo motivo ed avrà qualche delusione. Ma piano piano, crescendo, maturando, capirà; imparerà a discernere le sue amicizie. Saprà a che regalare le sue emozioni più forti. E comprenderà soprattutto che all’interno della nostra famiglia non c’è delusione che tenga. Qui sarà seguita e protetta ogni qual volta ne avrà bisogno. Sarà consigliata, confortata e coccolata. Noi siamo e saremo sempre il suo nido; un luogo dove potrà sempre ritrovare se stessa, la sua verità e la sua purezza. Io e tuo padre siamo il principio di un intento d’amore che spero diventi la realizzazione di una vita serena e felice. Per noi, per te e per tutti quelli che verranno.
I FATIDICI 5 GIORNI
giovedì 6 novembre 2008 13.38
Daeira sta per nascere e Daphne è fermamente convinta che lei stia facendo la nanna nella mia pancia. Chissà cosa accadrà quando la porterò con me a casa dall’ospedale. C’è chi parla di sicura gelosia. Sono convinta che la mia prima principessa sarà precoce anche nel cedere il passo alla principessina in arrivo. E mi stupirà di nuovo, cominciando subito a portare a termine il suo ruolo di sorella maggiore. So che quando sarò in ospedale mi mancherà il nostro rito della buona notte. Ho difficoltà a separarmi da lei. Forse quando da adulta leggerà queste righe penserà che non ho conferito abbastanza clamore alla nascita di sua sorella Daeira. In realtà la nascita di un figlio è sintomo d’amore incondizionato che evolve nei nove mesi di gravidanza e si consolida alla nascita. Daphne esiste già da due anni nella mia vita. E’ più parte di me di quanto non lo sia fisiologicamente adesso sua sorella. Perché il tempo mi ha consentito di conoscerla e apprezzarla per come è oltre che per il semplice fatto di essere mia figlia. Quando sarò via tenterò comunque di darle il bacio della buona notte. Anche solo per telefono. Certo non potrà vedermi ma almeno sentirà la mia voce. Così ricorderà quanto la amo, anche se non potrò dirglielo con gli occhi come ogni sera.
GIOCA, VINCI O PERDI
giovedì 6 novembre 2008 11.04
Quale è il margine, la sottile linea di confine, fra le nostre personali paure e quelle che rischiamo di infondere ai nostri figli? Non credo ci sia nella vita un momento in cui si smetta di avere paura. Perché le paure cambiano; i nostri più intimi timori evolvono, e noi mutiamo attraverso il loro sopravviverci. Quale è la paura più grande che un bambino possa avere? Probabilmente, continuare ad avere le stesse paure, e quindi gli stessi limiti anche quando sarà adulto. Perché è davvero difficile esorcizzare completamente gli eventi spaventosi che caratterizzano la nostra infanzia. Cerchiamo in tutti i modi di sfuggire dai ricordi più spiacevoli che la nostra “perversa” mente custodisce con tanta cura. Eppure nulla può portarci lontano come vorremmo. Poiché nulla può dividerci così tanto da noi stessi e dalla nostra storia. Per questo e per mille altri motivi, ho bisogno di sincerarmi ogni giorno, attraverso gli occhi delle mie bambine, che tutto ciò che ho costruito corrisponde a verità. Ho bisogno di sapere che tutto ciò che io non ho vissuto o goduto, adesso esiste; anche se in una dimensione trasposta rispetto al mio passato. Così, leggo nei respiri delle mie piccole, l’incarico che mi sono scelta. Perché penso che “la mamma” sia l’unica cosa che io sia realmente in grado di fare nella vita. Ed in questo non c’è insoddisfazione e non c’è paura. C’è forse solo la possibilità di perdere da adulta ciò che ho già perso da bambina. Ma infondo, se non giochi, se non sopravvivi alla paura, come e quando nella vita potrai mai sapere se hai vinto?
APPENA ARRIVATA GIA' SPODESTATA
venerdì 7 novembre 2008 16.28
A volte penso di averle chiesto troppo. Non ho tutelato abbastanza le sue emozioni. Perché Daeira è arrivata e tre mesi dopo nel mio cuore già nasceva il desiderio di un altro figlio. Pensando che fosse troppo piccola per comprendere ,non ho valutato l’impatto che la nascita così vicina di sua sorella Dike potesse avere avuto su di lei. Ed ora, quando cerco di scrutare nei suoi piccoli e stupendi occhi azzurro cielo, non riesco a trovare la fine del suo sguardo. Gli occhi glaciali di Daeira mentre mi attraversano mi fanno sentire incapace di comunicarle tutto il mio amore. Mi sento totalmente inadeguata nello spiegarle cosa si intende nel dare e ricevere amore. Eppure io dovrei essere il suo principio, la sua fonte. Spesso le sue minuscole mani diventano così grandi e forti nel rifiutare un bacio o un abbraccio un po’ più stretto, da farmi impensierire. Preferirei sapere, se ho sbagliato, dove ho sbagliato. Preferirei sapere che le ho procurato un dolore e che questo è semplicemente il suo modo di farmelo capire. Perché mi spaventa molto di più rendermi conto che è la sua indole a non concederle l’opportunità di essere affettuosa come e quanto me. A quel punto, come potrei insegnarle l’amore, ammesso che si possa imparare ad amare?
UN PASSO INDIETRO (PER CAPIRE)
sabato 8 novembre 2008 11.32
Le paure che proviamo non sono mai inutili. Proprio esse spesso conducono su un cammino di lucidità e cognizione. Io non ho mai paura d’aver timore. Ed ogni volta che riparto da principio, ripercorro con estrema precisione tutti passi fatti, tutti i pensieri attuati, tutti i progetti portati a termine. Con la mia seconda piccola principessa, più di una volta, ho ripercorso i miei momenti, nel preciso intento di trovare il tassello mancante. Quando l’ho desiderata tanto a lungo. Quando la contenevo con forza e dedizione. Quando le ho dato la vita al di là del mio mondo interno. Al di fuori di tutto ciò che già conosceva. Quando, alle prese col mondo intero da conquistare, lei già si gettava temeraria nelle sue imprese da appena poppante. Eppure c’è una parte un po’ buia nella sua crescita e nella mia attenzione che mi rende un po’ perplessa e forse persino consapevole di averle arrecato un piccolo danno. Certo queste sono solo le ipotesi di una giovane madre un pochino insicura; ma è pur vero che quando attendevo la mia terza pargoletta ho potuto dedicarle poco del mio tempo e delle mie energie. Forse, questo tempo e questa energia mancati, lì dove la mia tenera Daeira esigeva giustamente d’essere presa per mano alla scoperta del suo piccolo mondo, è il prezzo che oggi sto pagando insegnandole quel amore che io ipotizzo le sia mancato. Dentro di me, prego che lei non pensi mai che io non l’abbia amata abbastanza. Perché se è vero che l’amore è ciò che si prova e non ciò che si mostra, l’unica colpa che posso accollarmi è di essere stata per lei una pessima attrice ma certamente non una pessima madre. Recupererò. I suoi nuovi e più intensi abbracci già mi rincuorano. E i suoi occhi ancora immensi ma meno insicuri mi aprono nuove speranze alla scoperta del mio piccolo “mondo Daeira” ancora tanto inesplorato.
UN PASSO (D'AMORE) IN AVANTI
domenica 9 novembre 2008 11.21
La mia seconda principessa si sta avvicinando sempre più al castello. L’essere scostante non è più un tratto caratteristico della sua personalità. E’ buffo guardarla spalancare la bocca nell’intento di dare un bacio. Non ha ancora ben capito quale è il meccanismo dello schiocco ma è comunque uno spasso veder transitare da quella caverna il suo convinto respiro d’amore. E’ molto precoce nell’usare il suo corpo alla conquista di ciò che è attorno. D’altro canto sembra che le sue emozioni e la sua capacità di comunicarle siano ancora costrette in un atteggiamento emotivo immaturo e poco consapevole di se stesso. Del resto adesso si abbandona più facilmente ai dispiaceri e alla conseguente e naturale necessità d’essere consolata. Quindi, alla lunga, percepisco un cambiamento, e questo mi rende più felice e meno delusa di me stessa. Perché è ovvio che qualsiasi sia il suo piccolo o grande disagio, sarà sempre un dolore per il mio cuore di madre. Spero sarò in grado di renderla felice, finchè potrò e fin quando lei lo sentirà necessario.
IL DILEMMA DELLE MADRI
domenica 9 novembre 2008 21.59
Parigi 2008 Ho tante amiche, intime o conoscenti, che hanno figli, dispotici od angelici. Ciò che le accomuna? Il medesimo mare di incertezze. Riguardo al tempo da trascorrere con i propri figli: molte hanno scelto di lavorare, non poche hanno dovuto scegliere di lavorare, molte altre hanno “dovuto” lavorare. Sembra che ad un certo punto le mamme, o meglio le donne, che oggigiorno hanno il primo figlio intorno ai 35 anni, hanno e sentono la fortissima esigenza di ritrovare una parte della propria vita, in cui la presenza dei bambini non sia indispensabile. Solo allora sentono di recuperare loro stesse ed il vedersi donne, escludendo per un breve periodo il ricordo di ciò che sono realmente: madri di esserini piccoli e indifesi ma comunque egoisti e dipendenti. Solo così percepiscono il ritrovamento della propria femminilità, di un corpo tornato all’ovile e non più succube di mutamenti improvvisi e inopportuni tipici di una gravidanza. La verità è che tutta la nostra vita da “esseri femminili” è una convenzione: la nascita, la pubertà, il ciclo, il primo rapporto sessuale, la gravidanza, il parto, l’allattamento e così via. Dal principio di ogni tempo possibile alla fine dei nostri tempi personali. Perciò, alla fine, quale sarà la giusta scelta? Per quanto mi riguarda, vivo nella serena abitudine delle convenzioni che ho scelto come madre. Ed in questi miei, mente e corpo di donna, non trovo nulla di irrisolto. Non c’è nulla, o quasi nulla che mi faccia distogliere lo sguardo. Forse perché, pregio o difetto che sia, nella vita sono sempre stata in grado di fare un’unica cosa per volta.
IL VESTITO D'ANIMA
lunedì 10 novembre 2008 11.39
Esiste un momento nella vita di noi genitori, che purtroppo non sarà unico né solo, in cui diveniamo impotenti contro ciò che accade ai nostri figli.
E’ una impotenza figlia della colpevolezza. E la colpevolezza è a sua volta costruita, inventata, dal nostro irrefrenabile e dissennato senso del dovere nei confronti dei nostri pargoli. Nei meandri dei nostri più intimi pensieri troviamo la consapevolezza dell’unica cosa che siamo stati in grado di fare: concepire un altro essere umano. E ci rendiamo conto che, dal momento in cui ha vita a quando questa finirà, non saremo mai in grado di proteggerlo da tutto e da tutti.
Ma, avrebbe senso poterlo fare?
Sarebbe poi così giusto navigare a braccetto con i nostri figli, nel tunnel delle loro esperienze, quasi come fosse una preparazione scolastica e canonica alla vita?
Io spesso penso: sto di lato, di fianco. Così mia figlia non mi vede anche se sa che ci sono. Così è libera di concentrare il proprio sguardo sul suo obiettivo. Non c’è nessuno che la contorna ossessivamente, che la soffoca.
Un’anima, spessa esattamente quanto la sua, la affianca silenziosa ma presente. Ed osserva il suo divenire persona adulta e coscienziosa.
Ho sempre avuto la convinzione nel mio ruolo di plurigenitrice di avere un dovere su tutti: garantire alle mie figlie le armi indispensabili per sopravvivere alla vita e godere a pieno di essa. Non con arroganza e prevaricazione, ma con forza e dedizione.
Credo fermamente che la forza dell’anima sia l’unica vera protezione che io possa conferire alle mie figlie. Certo non posso proteggerle dal freddo, dal dolore, dalle perdite o dalle sofferenze.
Ciò che cerco di donargli ogni giorno della mia vita non è tangibile: è un vestito trasparente fatto di mente e spirito. Starà a loro scegliere se indossarlo oppure no.
VOTO PER TE
lunedì 10 novembre 2008 11.34
daeira 2 anniSghiribozza. Così chiamo la mia seconda principessa e così la chiamerò per sempre. Per me sarà sempre un personaggio a tratti indefinito, che a volte mi sorprende e spesso mi diverte. Ultimamente è possessiva e territorialista. Se non ha voglia di darmi un bacio ed io lo desidero ad ogni costo, basta che io lo chieda a sua sorella e lei, per ripicca immediata, è pronta a concedersi con la sua piccola bocca pronunciata. Di contro, se faccio sedere la sua sorellina minore sul sediolone perché è l’ora della “sua” pappa, lei la butterebbe subito giù dal proprio trono, anche se non è l’ora della “propria” pappa. Sto seriamente considerando l’idea di comperare un sediolone nuovo e su quello vecchio scriverò a caratteri cubitali e con pennarello indelebile “PROPRIETA’ di DAEIRA”. Scommettiamo che si lamenterà anche quando posizionerò la sorellina sul sediolone appena comperato? Ma certamente! Perché non dimentichiamo che oggi come oggi, il territorio domestico ha un’unica candidata alla presidenza: “VOTA SGHIRIBOZZA!”.
GLI INSEGNAMENTI QUOTIDIANI
lunedì 10 novembre 2008 15.56
Eurotour settembre 2008
“Quanti figli hai?” Domanda da 10.000 euro. Poi rispondi 3 e mezzo e subito giù con gli sguardi, quasi come se fossi un fenomeno da baraccone. Non che il circo non sia uno spettacolo entusiasmante; piuttosto c’è da dire che, ciò che agli altri sembra un triplo salto mortale dall’ultimo trapezio, per noi corrisponde alla nostra assoluta quotidiana normalità. Certo, in un paese in cui vige la statistica di 1,3 figli per nucleo familiare, noi sembriamo un famiglia fuoriuscita per caso da qualche album fotografico degli anni ’40. Ed io che per certi versi poco appartengo a quella categoria di mamme chiocce ed iperinvasive, appaio comunque severa e priva di numerosi spiragli agli insistenti picci delle mie testoline. No, non sono un muro invalicabile, ma appartengo in ogni caso, ad una ridottissima schiera di mamme moderne che non la lasciano passare liscia ai propri figli. Esistono, per me, regole sulle quali non si può transigere. Una di queste fa da fondamenta ad un discorso educativo estremamente ampio: “il senso dell’umano e reciproco rispetto”. Non parlo del rispetto che ogni figlio sano di principi dovrebbe avere nei confronti del proprio autorevole genitore. Bensì del rispetto nella comprensione di chi hai dinnanzi, parente amico o conoscente che sia. Parlo della capacità di condividere pur col rischio di tralasciare un po’ del proprio per assaporare un po’ del mondo altrui. Intendo il rispetto dei sentimenti: dell’amore regalato, di quello ricevuto e di quello che non si otterrà mai. Il rispetto delle sicurezze, delle convinzioni e dei limiti di ognuno di noi. Di ciò ragiono ogni giorno con le mie principesse, ricordando che c’è un mondo, al di fuori di quello che io come madre posso mostrargli, che merita d’essere scoperto e vissuto. Ma sempre e comunque nel rispetto di tutto e di tutti.
PRIMA DI AVERVI
lunedì 10 novembre 2008 16.01
eurotour settembre 2008Se avessi la capacità di guardare attraverso la mia pelle, attraverso quel sottile strato di tessuto così teso, rosa e trasparente, sarei curiosa di scoprire cosa di me, state coltivando. Quale cespuglio d’erba selvatica accenderà il vostro temperamento; quale fiore dai colori incandescenti disegnerà il destino dei vostri cuori. Molte di noi sono inconsapevoli della seconda coscienza che lasciamo crescere nel nostro ventre. Ci specchiamo ogni mattina nello sguardo indiscreto di noi stesse, ritrovandoci così inadeguate nell’immagine riflessa dai nostri occhi. Eppure la natura cambia così lentamente il suo percorso, dandoci il tempo di modificarci attraverso lei, che non comprendo il timore nel guardare il mio corpo che muta ad ogni vostro piccolo respiro. Quando guarderò dritta nei vostri occhi e scorgerò nelle vostre piccole smorfie l’emozionante incertezza dell’amore puro ed incosciente, avrò anche l’immagine precisa della mia bellezza di madre e di donna. Perché nel vostro sguardo non leggerò bugie o giustificazioni ma solo l’insicurezza di un mondo ancora opalescente anche se così chiaro e limpido nel vostro sentire d’anima e di cuore. Il vostro amore incondizionato già vive e sopravvive attraverso i piccoli segnali che disegnate coi piedini all’interno del mio ventre. Questo mi fa sentire sicura e bella di ciò che sono adesso ma non di quello che diventerò dopo, appena vi avrò visto. Per allora il mio corpo ed il mio cuore saranno cambiati ancora e probabilmente smetterò immediatamente di cercare certezze nei vostri occhi così teneri e indifesi. L’unica mia volontà sarà quella di sperare che la vostra anima mi creda abbastanza bella, dolce e forte da essere vostra madre.
DOPO DUE (QUASI A META' STRADA)
lunedì 10 novembre 2008 23.16
Vorrei mettere così tanto cuore e così tanta anima nell’aspettarvi, ma il soffio di ogni quotidiano respiro mi trasporta verso pensieri lontani, alla ricerca di certezze e serenità, laddove ogni sentimento è possibile ed ogni sentire ha la sua ragion d’essere. Perciò tento di ascoltare ogni vostro piccolo movimento all’interno del mio corpo, nella speranza di riuscire ad esservi fedele fin da adesso, pur essendo distratta dall’essere già madre. Vorrei già avervi addosso, sentire la vostra morbidezza indifesa, il vostro piccolo fiato sospeso a mezz’aria, il calore del vostro cuore piccolo piccolo che batte esausto appoggiato al mio.
Dolcissime mie, vi aspetto con ansia e con immenso amore, perché non c’è gerarchia che tenga nel cuore di una madre. A tutte è consentito entrare. A tutte è consentito restare.
LE VACANZE INTELLIGENTI
martedì 11 novembre 2008 16.54
io con le mie tre tumbeline (ed una in pancia)Quali sono le vacanze ideali per una famiglia con 3,5 bambini? Considerando che l'ultimo, ancora in pancia, volente o nolente, seguirà i desideri della tribù in cui ha scelto di nascere.....accetto proposte. Purtroppo il retaggio culturale italiano è unico e solo: mare, mare, mare e ancora mare. Perchè lo iodio fa bene alle vie respiratorie, perchè l'acqua salata asciuga le mucoset setto nasali, perchè il sole (quello sano delle 9 del mattino e delle 5 del pomeriggio) fortifica le ossa. Tutto giusto. Ma il cervello? No, non parlo del cranio del nostro piccolino, ricoperto con accortenza da innumerevoli cappellini. Parlo del nostro cranio, o meglio di quello che c'è dentro. Parlo del cervello spappolato da 15 giorni continuativi di quella che una volta si chiamava "villeggiatura". Quando le mamme si avviavano con i figli in una qualsivoglia località marina; ed i papà che, con la splendida motivazione della chiusura del lavoro, le raggiungevano più tardi. Molto più tardi. Parlo di quei favolosi residence di villette a schiera in cui ti entra sabbia a tutte le ore e lì dove i piedi ancora bagnaticci dei tuoi pargoli concludono il lavoro. Parlo degli amatissimi "miniclub" in cui puoi parcheggiare solo il pargolo più adulto, quasi come se il promogenito fosse più ammaestrato dei suoi fratelli. Poveri animatori! Non sanno che hanno in custodia proprio il puledro che scalpita di più.
NOOOOOOO! Mi rifiuto! E come direbbe qualcuno un pò meno arrendevole...ABORRO!
Odio l'acqua salata sulla pelle che sta per ustionarsi; odio gli unguenti protettivi over 50 che sembrano calce spalmata sul tessuto epidermico; odio essere imprigionata sotto l'ombrellone col terrore di scottare quell'unica parte del mio corpo, che nelle varie distese di crema sui corpicini candidi dei miei pargoli, avrò sicuramente dimenticato. Insomma odio gli sforzi al di là delle mie capacità fisiologiche (vedi vacanza al mare). Odio annoiarmi e odio che i miei figli si annoino della mia noia.
Perciò quando racconto dei nostri viaggi ; dei 6000 km in giro per l'Europa incluso crociera sul mar baltico; delle tratte in auto da 900 km e più con 3 bambine (quasi 4) al seguito, sono estremamente orgogliosa delle nostre vacanze. Perchè voglio tornare a casa stanca ma non depressa. Perchè voglio parlare una lingua diversa, mangiare cibo straniero, e respirare cultura d'oltralpe. Perchè vorrei che le mie bambine ricordino che siamo solo un piccolo tassello in un mondo ben più ampio di quello che ci insegnano a scuola. Un mondo con mille culture e mille sfumature diverse. Ecco perchè mi viene così naturale rispondere alle incertezze di mia figlia, quando, appena fuori Parigi, lei mi chiede chiarimenti sulle ferie delle sue amichette. "Cara bambina, adesso ti spiego: loro nuotano, noi voliamo.".
A DAPHNE
mercoledì 12 novembre 2008 15.57
daphneSe ci fosse una misura nel cuore di una madre, quale bilancia potrebbe mai determinare l'amore che ogni figlio si contende?
Tu sei stata la prima e troppo spesso dimentico che da te tutto è iniziato.
Proprio tu con forza e immenso amore, mi hai condotto per mano nel divenire ciò che certo non ero.
Con gioia e serenità mi hai insegnato a prendermi cura di te e a comprenderti in ogni tuo bisogno ed ogni tuo sentire.
Ed ora che pur essendo ancora bimba già ti immagino donna, spero tanto di essere stata per te un'ottima allieva.
Spero tanto che ciò che oggi sono, sia la prova di quanto ti amo.
Tu sei la primogenita e si dice che il primo amore non si dimentica mai.
La verità è che non smetterò mai di innamorarmi di te come delle tue sorelle, ogni giorno della mia e della vostra vita.
Perciò ti auguro tutto l'amore che si possa avere e tutto l'amore che si possa dare.
Affinchè il mio insegnamento per te sia sempre vivo e limpido nel tuo cuore: quanta gioia c'è nell'amare e nell'essere amati.
STEP BY STEP
martedì 2 dicembre 2008 15.13
concepimentoOk. Pronti, via!
1. Li concepisci. E fin qui niente di male, anzi risulta piuttosto piacevole.
2. Li partorisci. E qui è un pò meno piacevole, perchè naturale o cesareo che sia, non è mai una passeggiata.
3. Li accudisci. Perchè nel frattempo, strada facendo, cominciano ad ammalarsi. Così comincia l'ansia e l'apprensione. Ed anche se quel piccolo problemino (il pediatra ti assicura), si risolverà entro il primo anno di vita, per te diventa un tarlo insostenibile.
4. Accondiscendi, cioè li vizi. Così anche se gli avevi già per tempo insegnato ad addormentarsi da solo, poichè è ammalato (che grande bufala) gli permetti di crollare sul seggiolone ipnotizzato dalle immagini di MTV.
5. Siamo alla frutta. Un neonato di 10 mesi ha il telecomando della nostra vita.
6. Rinsaviamo. Corriamo ai ripari. E' ora di impiantare i paletti, per lui e per noi. Perciò gli indichi ancora una volta, con più convinzione e senza vie di fuga, quale è la retta via.
7. Risvolti inaspettati. Dopo un lungo periodo di ottimi risultati, il lettino da capeggio ci tradisce. Il nido che conteneva così bene il suo istinto di autonomia e indipendenza, scompare. E si ricomincia da capo, cercando di tener testa anche alle circumnavigazioni notturne della casa.
La verita? Non c'è. Le regole? Ci si prova. In parte le accettano, in parte le deridono, più tardi le comprendono. E noi siamo lì, tenendo testa a tutto. Con la speranza di fare un buon lavoro; con tutti inostri timori, le aspettative, le preoccupazioni, l'incoerenza sentimentale ed un pizzico di incoscienza.
Ricordando continuamente a noi stessi che, oltre ad essere genitori, siamo e saremo sempre dei semplici esseri umani.
Ringrazio ONTANOVERDE per aver ricevuto da lei una nomination al premio !
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Ora devo espletare le formalità di rito secondo le regole :
1.
Indicare da chi si è ricevuto il conferimento del premio : http://ontanoverde.splinder.com/
2.
Dire il motivo per cui si è deciso di creare il proprio blog: per dare vita alle mille voci quotidiane che ho nel cervello.
3.
Dire qual'è la propria arte preferita : la scrittura, la decorazione di dolci, la cucina in generale.
4.
Onorare altri 13 blog di amici :
http://ontanoverde.splinder.com: per avermi dato il premio e farmi sentire che sono sulla strada giusta.
http://nonsolomamma.splinder.com: perchè è una scrittrice ironica ed "elastica" e spero di poter seguire le sue orme un giorno
http://emilystar.splinder.com/
http://acqueprofonde.splinder.com/
http://babboimperfetto.splinder.com/
http://billa.splinder.com/
http://le5sbloggate.splinder.com/
http://felicementemiki.splinder.com/
http://pensandoatestaingiu.splinder.com/
http://laperainbilico.splinder.com/
http://mamikazen.splinder.com/
http://myjapanesegarden.spaces.live.com/
http://ohlife.splinder.com/
http://smile1510.splinder.com/
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CAMBIO DI STAGIONE (IN RITARDO)
venerdì 14 novembre 2008 17.06
Stasera di buona lena alle ore 21 e 35 ho pensato arditamente di poter completare il cambio di stagione, mio e di mr. Fantastic. Perciò ho chiesto al mio “braccia lunghe ed elastiche” di scaricarmi dall’apice del guardaroba i pesantissimi contenitori in plastica in oggetto. E mentre lo fa già penso….”per quanto io sia nella mia vita una vera tempesta (ororo monroe) non sarei mai in grado di metterli giù da sola”. Intanto, polvere permettendo, (perché ororo pur essendo la regina degli agenti atmosferici morirebbe di crepavierespiratorie davanti ad un acaro) comincio a svuotare il guardaroba dagli abiti estivi. Poi ad un tratto un flash. Un ricordo lontano. Epoca fidanzamento: io che accompagno mr. Fantastic in qualche negozio di abbigliamento per rifarsi un po’ il vestiario.
“Ti ricordi teso?”.
“Si mi ricordo.”
“Perché non lo facciamo più?”
“Perché non ne ho bisogno. Ormai ho tutto!”
I miei occhi incontrano la faccia sogghignante dell’uomo dalle braccia lunghe e comprendono immediatamente i retroscena di quell’affermazione.
Non ricordavo che mr. Fantastic è l’uomo dai mille risvolti (colui che non risvolta mai niente prima di inserirlo nel secchio della biancheria sporca); colui che quando apre il guardaroba con l’intento di indossare qualcosa esclama:”slip, t-shirt, pantaloni, calzini e felpe di qualsiasi tessuto, colore, forma o anno di fabbricazione venite a me!”.
Finale della storia: ciò che casca dall’interno dell’armadio vince l’oscar del vestito sdrucito e prontamente indossato.
E dire che mi sarei dovuta abituare in tutti questi anni. E invece no. Forse perché, anche la carta lucida del cioccolatino bianco di un 1 metro e 98 che mi sono sposata, ha la sua rilevanza per una “tempesta” d’ormoni come me.
Perciò mr. Fantastic preparati, a natale facciamo acquisti.
Prima te li compro. Poi te li tolgo.;)
LE FAMIGLIE NUMEROSE
giovedì 13 novembre 2008 21.36
cena di famiglia in naveNel nostro paese statisticamente si verifica la media di 1,3 figli per nucleo familiare. Percio’ quando per strada capita di vedere famiglie con 3 o 4 figli le si percepisce quasi come una mosca bianca, un fenomeno da baraccone, un pugno nell’occhio. Io completerei l’elenco delle similitudini aggiungendo: un pugno nello stomaco. Cosa c’entra lo stomaco? Tanto. Se solo vogliamo mettere a margine che e’ proprio dall’addome di una donna che fuoriesce un altro essere umano, possiamo tecnicamente definire un pugno nello stomaco tutto cio’ che non possiamo ottenere. I perche’: 1) non si dispone dell’economia adeguata; 2) non si dispone del tempo necessario; 3) non si dispone dello spazio adatto; e se anche tutte queste motivazioni non avessero radici, c’e’ n’e’ una piu’ ampia e piu’ importante 4) non si dispone del coraggio adatto. Si perche’ quei quattro pargoli diventeranno prima o poi 4 esseri umani adulti con la propria personalita’, i propri difetti, le proprie fissazioni e le proprie invalicabili convinzioni. Poi c’e’ chi sottintende sempre la fatidica domanda (quando non te la riversano in faccia con audacia e totale serenita’) :”ma adesso vi fermate vero?”. Della serie, ne hai gia’ quattro, sei gia’ considerato un essere soprannaturale, se gia’ uno schiaffo alla miseria (alla miseria dell’animo di chi fa la stupida domanda e che forse di figlio non ne farebbe neanche mezzo), ora fermati. Devi farlo! E che visi sbalorditi quando magari rispondi che “mai bisogna mettere limiti alla provvidenza!” (anche se poi nella vita si crede che la provvidenza poco c’entra con tutti i metodi precauzionali che ti pubblicizzano a destra e a manca). Personalmente, madre incolume seppure agli occhi di molti snaturata di ben quattro figli, ho un modo tutto mio di zittire i curiosi e gli invadenti; alla ennesima domanda inquisitoria rispondo in tutta serenita’ :”chi si ferma e’ perduto!”.
A DAEIRA
domenica 16 novembre 2008 21.57
daeira viso 2008Ogni volta che ti guardiamo dormire serena nella tua piccola culla, osserviamo la tenerezza delle tue dolci labbra socchiuse; il cerchio che esse compongono definisce il percorso della tua ingenuità, del tuo essere così indifesa ma allo stesso tempo così perfetta ai nostri occhi e così amabile al cospetto dei nostri cuori.
I tuoi respiri profondi infondono certezze ai nostri giorni difficili; ci nutriamo del profumo di biscotti della tua rosea pelle, dei piccoli accenni ai tuoi primi sorrisi; degli sguardi d'amore ancora opalescenti che ci regali ogni minuto.
Il nostro augurio è poter essere per te dei genitori felici che si amano tanto e che amano tanto.
Vorremmo essere per te il principio, l'inizio; le tue radici e le tue ali; l'amore che da tutto proviene e a tutto ritorna.
Speriamo di guidarti saggiamente durante la lunga strada che dovrai percorrere: a volte ti terremo per mano; a volte ti lasceremo cadere; altre volte ti sorreggeremo, fino a quando ti lasceremo andar via.
Tutto questo sempre e comunque in nome del nostro amore e dell'amore ci chi da lassù in qualche modo ci osserva e ci aiuta ad essere migliori, per noi stessi, ma soprattutto per te.
LUNEDI'
lunedì 17 novembre 2008 16.15
Lunedì. Inizio settimana. Un'altra settimana florida di impegni e contraddizioni, come tutte quelle trascorse dalla famiglia composta 8 anni fa dalla sig.ra tempesta e da mr. fantastic. Lunedì, giorno di amichette a casa dopo la scuola (benedetta la babysitter che mi da una mano!). Lunedì, giorno di squillo sul cellulare dalla babysitter che non può più venire. Lunedì, giorno tragico per mamma tempesta che d'un tratto, sola con 5 pargole (di cui una affiliata), si tramuterà d'un colpo in "octopus". Lunedì, giorno di lavoro intenso per mr.fantastic che guarda caso non mi può dare una mano. Lunedì, giorno di estraneamento dalla famiglia per mr. fantastic, che guarda caso nel pomeriggio non può darmi una mano, ma la sera va a giocare a basket. Lunedì, giorno in cui pensi già a giovedì, quando porterai tutta e dico tutta la ciurma in palestra perchè la babysitter ti ha già avvertito che non potrà venire neanche allora. Lunedì, giorno in cui organizzi tutta la sacrosanta settimana della famiglia xbaby, in previsione del grande evento di sabato :compleanno della 4° tumbelina. Lunedì, giorno in cui le tumbeline ti chiederanno per l'ennesima volta :"quando addobbiamo l'albero?"; poichè mamma tempesta ha prontamente deciso di montarlo molto preventivamente nel salone. Lunedì, giorno reduce da una nottata catastrofica, con sonno paur ricorrente della 3° tumbelina e richiamo della tisana dalla 4° tumbelina. Lunedì, e meno male che domani è un altro giorno. Lunedì, e meno male che viene una sola volta alla settimana.
MAI DIRE MAI
mercoledì 19 novembre 2008 17.56
Ore 23.00. Contemplo le immagini confuse del televisore e intanto penso: mi gira la testa, forse è il caso di andare a nanna. Mr. fantastic prende la palla al balzo e scatta il telecomando sul suo amatissimo televideo mentre io raduno tutte le mie forze per alzarmi dal divano e fare il consueto giro di perlustrazione delle stanze a controllo delle pargole. Mi inoltro nell'oscurità del corridoio e mi rendo conto che fa un freddo cane: ma cos'è venuto tutto in un botto questo gelo? Sarà la punizione divina per queste nostre estati sempre più lunghe ed anomale. Comunque....oltrepasso i miei futili pensieri e mi accingo ad entrare nella stanza blu (Daphne e Daeira). Caldo. Meno male, ho ricordato di accendere i riscaldamenti. Daeira come al solito una gamba si e una no aggrovigliata nel piumone e Daphne praticamente inesistente alla mia visuale, nei meandri del suo lettone a soppalco. Spengo la torcia ed esco. Ok qui tutto a posto. Arrivo alla stanza pesca (Dike e Dakota). Dakota placida, russa tutta al contrario con un piedino incastrato nel paracolpi e come al solito appena entro mi fiuta come un segugio. Poco male, fa un lungo sospiro, si rigira ed è tutto ok. Appena mi avvicino a Dike, ho la lieta sospresa. C...zz...o! Non le ho messo il pannolino della notte! Un fremito mi percorre la schiena; non ce la faccio. Non ce la faccio a cambiare un letto di pipì alle 11 di sera dopo una giornata come questa! Poi un lampo di genio! Tasto freneticamente il letto per appurare l'accaduto e...non trovo niente. Non una goccia. Il mio dolcissimo "hurricane" Dikina ha fatto "la bava" (come dice spesso lei); ha aspettato cordialmente che la mamma rinsavisse al meno a quell'ora e arrivasse a metterle i pannolini (due "perchè Dikina è un rubinetto"). Perciò tiro un sospiro di sollievo, socchiudo la porta e sprofondo prontamente vicino a mr. fantastic che tra le altre cose (dopo il televideo) mi stava aspettando leggendo qualche manuale di matematica psicosocioattitudinale con annessi diagrammi risolutivi (solo lui può "in verità sempre" ma soprattutto solo lui può alle 11 di sera). Considerato la grande dimenticanza dei pannolini mi sembra si prospetti una notte tranquilla senza troppi risvegli ed invece....la nemesi storico-familiare mi uccide alle 3 quando mi sveglio di soprassalto con Daeira (4 anni e mezzo - pannolino lasciato più di un anno fà) in lacrime accanto al mio letto che sussurra :"MAMMA SONO TUTTA BAGNATA!" "E HO BAGNLATO IL LETTO, IL PIUMONE, IL COPLIPUMONE, E IL CUSSINO!". Un grido nel mio petto soffoca un no disperato. Poi mi calmo e penso. Ok, com'èra la famosa frase? Chi la fa la spetti? No, forse è meglio:"NON DIRE GATTO FINCHE' NON CE L'HAI NEL SACCO!". Si. Il fatto è che io di "gatti" ne ho ben 4 e non puoi mai sapere dove e soprattutto perchè spuntano alle 3 di notte!?;)
A DIKE
giovedì 20 novembre 2008 23.55
dike primo pianoSe ti chiedessi di tenerla per mano
tu la prenderesti in braccio e la stringeresti forte
fino quasi a non farla respirare.
Se ti chiedessi di prenderla in braccio
tu la faresti volare e saltare
fin quando il suo riso non si tramuti in pianto.
Se ti chiedessi di farla volare
tu la porteresti ovunque sulle tue spalle
pur di farle scrutare il mondo
il più in alto possibile.
E’ per questo mio caro Dio
che per la mia piccolina
ti chiedo un unico e semplice gesto:
un piccolissimo bacio sul suo cuore e sulla sua anima.
Allora sì non potrà sentirsi fra braccia più forti
non potrà arrivare più in alto di così
e non potrà scalare vette più alte;
poiché avrà imparato ad avere Te, noi, le sue sorelline e tutti coloro che la amano
stretti stretti nel suo piccolo cuore.
A MIO FRATELLO CLAUDIO PERSO TANTI ANNI FA'
lunedì 24 novembre 2008 11.05
Cucaio
Volevo fosse il nome del mio cuore
e invece la mia mente
ricordava solo tre consonanti in fila.
Ancora manca alle mie labbra
la pienezza del tuo nome,
ed ogni volta che un ricordo mi scivola nel petto
torno la bambina ingenua che ero al tuo cospetto.
Cucaio saltava le nuvole
ogni volta che glielo chiedevo,
e sprigionava amore
ogni volta che io fossi stata in grado di sentirlo.
Il tempo trascorre
e sembra che allevi il dolore
ma, in realtà, è solo dal cielo
che cascano i ricordi più belli.
Cucaio mi ha insegnato gioia e solitudine,
serenità e paura ;
Cucaio era umano
anche se adesso è un angelo.
Cucaio oggi è dentro di me,
è la mia paura di diventar grande,
anche se fu sempre lui a dirmi :”vai avanti e non voltarti indietro”.
Cucaio, oggi ti ho disubbidito
e ho provato dolore,
quello stesso dolore
per cui non ricordo il tuo viso.
Non ho più voce nella mia anima
perché tu non ci sei, Cucaio,
perché tu non sei qui.
Oh, cucaio, fratello mio !
IL TEMPORALE DELLE EMOZIONI
lunedì 24 novembre 2008 16.00
DIKINA THE HURRICANEEsiste un’arma sicura e vincente contro i capricci dei bambini? Chi ritiene di saper rispondere alzi la mano. Io proprio non ho soluzioni contro i momenti di crisi delle mie tumbeline; ma il dato di fatto è che i capricci da parte dei bimbi in crescita persistono spesso per lunghi periodi, nonostante i continui sforzi di mamma Tempesta. Un esempio lampante è la mia tumbelina n. 3, prontamente ribattezzata “the hurricane”, appena io e Mr. Fantastic ci siamo resi conto delle modalità discontinue ed imprevedibili con le quali alterna gli stati d’animo. Il minuto prima cielo a primavera, il minuto dopo temporale in inverno con annesse alluvioni stagionali. Io le dico sempre “cara Dikina se continui così ti ritroverai a 50 anni, zitella e con delle emicranie da paura!”. Ma i miei interventi non sono del tutto utili a smorzare la sua furia. Pur avendo tanti figli, da questo punto di vista mi sento proprio alle prime armi e non mi sento in grado di elargire consigli, ma mi chiedo: al di là dell’esperienza di ogni singolo genitore, possibile che non si riesca a mettere punto a queste precoci baraonde preadolescenziali?
Il fatto è che il punto non è questo.
Altro che baraonde preadolescenziali, qui si tratta proprio di regressioni neonatali!
Come la mia prima tumbelina asserisce:” mamma oggi bevo il succo dal bicchierino col beccuccio (quasi 7 anni) così mi avvicino un po’ di più al modus operandi delle mie sorelline minori; così mi sento meno primogenita e più figlia tra le figlie; così mi sento ancor più piccola di quel che in realtà gradirei essere, considerato che a volte essere la più grande mi fa pure comodo”.
E noi genitori, lì, inermi; a guardare dr.jekill e mr. Hide che si avvicendano con estrema faciltà e altrettanta incoerenza, a spese del nostro sistema nervoso che nel mentre comincia a vacillare.
Esiste un rimedio veramente portentoso ai capricci dei bambini?
Ma sono realmente pretese intollerabili?
Magari noi genitori, in quel preciso momento di lamento del nostro adorato figlio, non tolleriamo la goccia che fa traboccare il vaso della nostra stanchezza!
Non credo ci sia una reale soluzione.
In ogni buon paese del mondo prima o poi c’è un temporale che fa cadere qualche albero, ma poi la pioggia smette di cadere; l’odore delle nostre terre bagnate sanno di fertile; il cielo si rischiara e le nuvole si diradano.
Il temporale delle emozioni dei nostri figli non è molto diverso.
Noi siamo lì, con una mano dietro la loro schiena, nelle speranza che non caschino troppo spesso; fiduciosi che anche il loro temporale passi in fretta; che quel momento di difficile crescita evolva nel modo migliore. Come quando li avevamo nel ventre e attendevamo con ansia il loro divenire.
Perché crescere alla fine è come rinascere; essere partoriti ancora una volta dalla nostra stessa vita, nuovi e più coscienti di prima.
AMENITA' MATTUTINE
mercoledì 26 novembre 2008 15.15
Ore 6.00: il mio piccolo uragano scavalca la sbarra laterale del suo lettino e si accinge a rivoluzionare il divano con "cussino gande, cussino picco e ciccio bello". Prima parola chiave della giornata:"mamma teletubbies". Agli ordini mio piccolo soldatino, mamma esegue. "Mamma latte". "Senza totti (biscotti; non che io mi fossi mai permessa di chiudere il grande giocatore in un biberon) pelò". E mamma esegue, anche se di soppiatto "due totti" ce li infilo comunque. Come al solito mi accorgo che è scalza così le dico di andare a prendere calzini e babucce. Lei tuona che è stanca (alle 6 del mattino? ma allora tesorino perchè ti fiondi giù dal letto così presto?) così mamma esecutrice va a prendere anche i calzini e le babucce. Intanto preparo la colazione alle due sorelle maggiori; una di loro è già comparsa in soggiorno ma minaccia di voler ritornare a letto perchè si è alzata solo per fare la pipì. Io le spiego che è ora di fare colazione e lei di tutto punto:" e allora perchè Daphne è ancora a letto?". Ok andiamo a tirar giù dal soppalco la dormigliona. Intanto i calzini e le babucce non sono ancora pervenuti all'uragano, che nel frattempo si è scolata tutto il bibo coi "totti invisibili" dentro. Poi ad un tratto mamma razionalizza: è mattino e mi sento già una pezza. Daeira ha il suo incontro d'amore ed odio con la girella che finisce puntualmente in parte sulla bocca e in parte per terra. Daphne ancora in trance cerca di rifarsi il letto (a 6 anni santa bambina!) scandagliando come un sottomarino che sta andando a deposito, tra gli innumerevoli pupazzi con cui dorme. L'ultima non la sento. Lei è quella del silenzio di tomba o delle grida a 100 decibel. Si starà arrovellando nell'intento di cicucciarsi la punta del calzino, aspettando che sta' mamma sciagurata finalmente corra a cambiarle il pannolino. A proposito, i calzini! Finalmente l'uragano è fornita degli addobbi antifreddo per i suoi piedini sempre in movimento. "Ti aiuta mamma a metterli?". "No io sono gande". Certo, pensa mamma tempesta, che intanto comincia ad avere qualche nuvola sulla testa. "Vedi mamma come sono gande?" Una manina ad altezza fronte come quando i bambini si misurano a vicenda, e l'altra che mi tira in ginocchio sul tappeto:"mamma abbassati, vedi come sono gande?!". Io e Mr. Fantastic abbiamo un'occhiata di intesa: no non è figlia nostra; ce l'hanno portata gli alieni.
IL MIO BAMBINO (UN PICCOLO OMAGGIO AD UN'AMICA APPENA INCONTRATA: OKLAOMA
mercoledì 26 novembre 2008 15.47
Pochissime speranze viaggiano ancora nel mio cuore.
Vedo il cielo che si increspa di nuvole,
un pianto di rose si disperde fra loro
e ad un tratto il cielo diviene rosa
come il bocciolo della più timida di esse.
L’amore è in preda a i più folli sgomenti
ed il cuore nulla risponde alla invocata serenità.
Trovo solitudine nel mio viso
ed un mancato futuro nei tuoi occhi sognanti.
Gli unici fiori che vorrei far scivolare fra le mie mani
sono i dolci desideri che porterò nel mio ventre.
E stanca d’affetto e d’amore cercherò la tua mano
speranzosa che sia la sicura realtà
della mia ingenua vita.
CARA SIGNORA X
giovedì 27 novembre 2008 16.53
Ad una festa, qualche sera fà:" ma come è tranquilla questa bambina!" asseriva una perfetta estranea guardando la mia tumbelina mini, seduta e zitta sul passeggino da almeno un'ora. Poi mi guarda negli occhi,con sguardo scavatore delle miniere, e mi dice con sorriso sgargiante: è buona vero?". Io la osservo un attimo e le rispondo con una'altra domanda:" perchè? Esistono bambini buoni e bambini cattivi?". La sconosciuta (perchè tra l'altro non ci eravamo neanche presentate) mi guarda inerme e mi risponde subito sulla difensiva:"nooooo, chi ha detto bambini buoni e bambini cattivi? L'hai detto tu!". Io abbozzo cercando di mettermi in bocca una salsiccia che mi impedisca di risponderle (perchè a mamma tempesta cominciavano a girarle) e lei continua:" ma vedo che ne hai addirittura quattro di bimbe! E dimmi sono tutte così tranquille?" Rieccola. Io le rispondo un si in mezzo ad un pezzo di patata e tento di glissare l'argomento ma lei incalza sciorinandomi tutti i suoi problemi gestionali riguardo ai figli e al suo approccio chioccio-tradizionale. Mamma Tempesta cerca di contemplare i suoi cinque minuti di notorietà da lontano ,ma come spesso le dice una sua carissima amica, non è in grado di tenere un cecio in bocca....perciò comincia "a piovere".
Mi accingo a penetrare nella follia dilagante della mia interlocutrice e so per certo che sarà un viaggio senza ritorno (non avrò nessuna chance di farmela amica dopo ciò che le starò per dire). "Cara X, fammi capire; mi sa tanto che tu prendi sempre tuo figlio in braccio appena emette un flebile lamento, mi sa che hai utilizzato la famosa tecnica schiavizzante dell'addormentamento in braccio; sono sicura che dorme nella tua stanza da letto o magari ancor meglio nel lettone fra te e il marito invisibile che poi va a dormire puntualmente sul divano in salotto; sono certa che ,ansiosa che mangi proprio tutto il piatto, sei come un soldato pronto ai fornelli per ricucinare nel caso la ciurma baby non gradisca." "Cara X, sei e fai tutto questo?"
Lei mi guarda perplessa, scava un secondo nei meandri della sua quotidianità e mi risponde annuendo.
Ecco il punto, io no. Questa è la differenza fondamentale tra me e te. Questo è l'abisso tra mamma Tempesta e quasi tutto il resto del mondo. Tutto il resto del mondo, che confonde l'amore con l'educazione e le regole con l'affetto.
La signora X a quel punto mi guarda stranita e oserei dire sconvolta; i suoi neuroni girano vorticosamente nel suo cervello in cerca di un alibi frettoloso ma esauriente, e lo trova anche abbastanza in fretta.
Due secondi e mi tuona addosso così:"mi sembra di aver visto che hai con te la babysitter?"" Ah certo, allora adesso è tutto chiaro" conclude gongolando.
(Cara e sacra mia babysitter che sostituisci così amabilmente nonni e nonne, suoceri e suocere, fratelli e sorelle; che non vieni mai ad una festa di bimbi ad esaurirti; che non lavori al mattino o al sabato, che ogni tanto mi fai gli scherzetti e scompari; potevo mai lasciarti a casa stasera?)
Abituata alle raffiche di vento non mi scompongo e le dico che certo, quella ragazza tanto adorabile che accompagna le mie tumbeline è il mio sacro aiuto per evitare il ricovero ospedaliero settimanale.
Poi mi giro sul buffet per fiondarmi su un'altra salsiccia e sottocch'io la vedo ancora gongolare.
Tra me e me rifletto: cara signora X, poveri neuroni! Scovare la giustificazione tanto agognata alle tue scelte di madre sarà stato un gran lavoro! Meno male che tra un pò la festa sarà finita e andremo tutti a casa a dormire; io stretta al mio braccia e gambe lunghe (adorato Mr. Fantastic) e tu tra uno gnomo e l'uomo invisibile.
IL BACIO IN CARTA DA BOLLO
lunedì 1 dicembre 2008 15.55
Quando progetti di formare una famiglia, non hai bene idea di cosa andrai incontro. Per di più se il progetto è pretenzioso e "voluminoso" bisogna star bene attenti anche ai giochi del destino.
Perchè, come diceva la mamma dell'amatissimo Forrest Gump, la vita, ed io oserei aggiungere, la famiglia, è come una scatola di cioccolatini: non sai mai quello (il figlio) che ti capita.
Così noi genitori, abili e meno abili, ci ritroviamo al cospetto del nostro bel mosaico, col dovere di ricomporre i pezzi del puzzle che abbiamo amorevolmente concepito e partorito.
Forse le olimpiadi di matematica risulterebbero meno impegnative; e comunque, anche in quel caso, per noi, non si conierebbero medaglie.
In definitiva, la vita, il tempo e le riflessioni (se sei un genitore coscienzioso), ti consentono di "scartare" ogni cioccolatino con le dovute accortenze.
Eppure, si sa, i figli non si comprano al supermercato; non possiamo giustificarci dietro l'incosapevolezza dell'incauto acquisto a scatola chiusa.
Ciò che mettiamo al mondo è indiscutibilmente parte di noi; ed è per questo che ci sentiamo tanto feriti, quando le nostre aspettative non corrispondono alla realtà. Dimentichiamo troppo spesso, chi eravamo, chi volevamo diventare e chi siamo oggi. Abbiamo messo da parte le nostre incertezze, i duri percorsi di crescita e tutta la dolorosa strada fatta fin'ora.
Eppure la limpidezza degli sguardi di mia figlia mi riportano indietro nel tempo; rammento il perchè lei abbia così tanta difficoltà nel comunicarmi il suo affetto; ricordo una bambina che aveva così tanta paura di tutti da coprirsi costantemente dietro la gonna di sua madre.
Oggi contemplo insieme a mia figlia le sue insicurezze e spero che anche lei, nel suo percorso, abbia la forza e il coraggio di affrontare i mostri della sua mente.
Perchè è solo lì che abitano le sue paure.
Fuori non c'è niente, tranne me.
Me, che la attendo a cuore aperto, in qualunque momento mi vorrà regalare, il suo "tenero bacio in carta da bollo".
IL CORAGGIO DEI FIGLI
venerdì 5 dicembre 2008 12.14
Qualche giorno fa io e Mr. Fantastic abbiamo portato Tumbelina n.1 dal dentista. La poverina ha subito l’eredità di mamma Tempesta e così deve far spazio ad ogni dentino in arrivo perché quelli decidui combattono strenuamente per rimanere ancorati. Sarà che Tumbelina n.1 avrà gli stessi tessuti della Sig.ra Tempesta, che grazie alla invalicabile fermezza del suo utero, ha messo al mondo tutte le sue pargole tramite porticina sulla pancia. Brutta eredità cara mia tumbelina; sarà la tempra, sarà che non amiamo piegarci nella vita, e il nostro corpo l’ha capito fin troppo bene.
Però la fata del dentino premia sempre le tumbeline diligenti che si siedono senza far storie sulla sedia del dentista e si lasciano introdurre in bocca quel dannatissimo arnese da estrazione senza batter ciglio, o quasi. La fata del dentino, che la mia tumbelina ha prontamente ribattezzato “la fata del soldino”, ha premiato con cinema (senza sorelline rompiballe) con annesso megagelato.
Il cinema è lontano, e tumbelina reduce di scuola è già cotta dalla stanchezza, e mentre la Sig.ra Tempesta e Mr. Fantastic si complimentano per l’atteggiamento da supereroina da lei tenuto, sentiamo una flebile vocina dal fondo del monovolume, che con la lingua a massaggiarsi il buchetto rimasto mi dice: “mamma, io mi sono fatta togliere il dentino solo perché il tuo coraggio era nel mio cuore”.
Il cuore della Sig.ra tempesta ha un singulto; il suo viso incrocia quello del suo adorato gambe lunghe, sedutole accanto, si guardano profondamente negli occhi e si stringono la mano per contenere l’emozione che quella frase aveva suscitato. Gambe lunghe sorride, con emozione, come solo un padre in questi casi sa fare; ed io guardo la strada, che mi sembra interminabile perché ho tanta voglia di stringere al mio cuore la mia coraggiosissima tumbelina n.1.
I PANNI SPORCHI SI LAVANO IN FAMIGLIA
martedì 16 dicembre 2008 0.20
Allora vediamo: 4 tumbeline, 4 stomacini, 4 sederini, 4 vomitini e 4....va bene immagino abbiate capito. Settimana di fuoco fra influenze varie, 4° tumbelina con quattro incisivi in libera uscita e bronchite annessa, Mr. Fantastic con un reflusso gastroesofageo da far invidia alla "Torcia Umana" e io che caracollo da una stanza all'altra aspettando il mio turno al bagno. Insomma nessuno può avere idea di quante lenzuola, materassi, pigiamini e paracolpi abbia dovuto lavare la sig.ra Tempesta questa settimana. E poi certo...c'è anche la divisa del basket di Mr. Fantastic che, se non lavata in tempo, diventa addirittura problema tecnico organizzativo "scambio di maglie" della squadra.
Certo la sig.ra Tempesta non si annoia tra cinque secchi della biancheria sporca, un baule della biancheria da stirare, cinque stendini e due lavatrici. E adesso stiamo riflettendo anche sull'asciugatrice.
Di sicuro la sig.ra Tempesta è ormai temprata tra 3 tumbeline che vogliono indossare solo gonne al di là della scuola, una tumbelinina con reflusso facile e un gambe lunghe che possiede centinaia di t-shirt, poichè da buon mezzo sangue svedese, è lieto di indossarle anche in pieno inverno.
Ma la risoluzione del tutto sapete qual'è? La sig.ra Tempesta rimane senza mutande pulite e tutta la sua benevolenza verso la cordiale e numerosa famigliola va a farsi friggere. E la Sig.ra Tempesta diviene "un pò meno signora".Perchè la divisa scolastica è necessaria; perchè "mamma domani è domenica e voglio proprio indossare quella gonnellina in fondo al secchio; perchè "tesoro mi serve la maglia del basket per la rotazione dei numeri di squadra". Insomma, forse in lavatrice, per le mutande della sig.ra Tempesta c'è ancora un pò di posto ma sugli stendini sicuramente no. Ok. Domani la sig.ra Tempesta va a comprare l'asciugatrice di cui sopra.
FB
lunedì 22 dicembre 2008 13.30
Proprio incredibile questo FB. Persino Mr. Fantastic c'è caduto in pieno. Ed anche lui, che è la persona agnostica per eccellenza anche nei confronti di mouse, tastiere, periferiche e quant'altro, ha ceduto al fascino del revival. Amici che non vedi e senti da anni all'improvviso spuntano come funghi da ogni parte e il tuo indirizzo di posta elettronica viene sommerso da innumerevoli notifiche. Mr. Fantastic naviga incredulo in questo mare di novità e le sue braccia lunghe non sono abbastanza lunghe per contenere tutto ciò che gli si sta catapultando addosso dal passato. Ragazzini ormai uomini che parteciparono ai suoi famosissimi giochi estivi (Mr. Fantastic ha fatto molte cose nella vita prima di diventare padre delle tumbeline) che costituiscono addirittura un gruppo a lui dedicato:" quelli che senza i giochi di Mr. F. l'estate non era estate". Ragazzine ormai donne (che magari un tempo erano più che invaghite del mio gambe lunghe) che gli chiedono amicizia a destra e a manca, enormemente colpite dal vederlo padre e soprattutto di quattro figlie. Donne (innumerevoli donne; ma di questo la Sig.ra Tempesta ne era già a conoscenza) che un tempo furono ragazzine alla mercè di Mr. Fantastic e del suo tempo limite di ingaggio amoroso (non si superavano i due mesi e mezzo, pena la "squalifica" addirittura anticipata).
Intanto la Sig.ra Tempesta controlla. Con discrezione, senza intervenire......consapevole del fatto che molti ancora pensano a come e perchè la Sig.ra Tempesta possa aver tolto così repentinamente e incisivamente Mr.F. dalla piazza degli scambi amorosi e delle organizzazioni ludiche (senza considerare tutto sommato che le 4 tumbeline non sono state solo frutto di pancia della Sig.ra T. ma anche della coscienza di Mr. F.).
Insomma io credo che alla fine mi si debba ringraziare. Infondo senza la mia spinta verso l'era di internet (che precedentemente era un vero e proprio buco nero per Mr.F.) braccia e gambe lunghe non si sarebbe mai avvicinato alla multimedialità. Perciò credo che il mio pegno (ammesso che ne dovessi pagare uno) sia stato ampiamente pagato, e che pur se in modo mediatico io abbia almeno parzialemente restituito quell'icona fatta persona che ha tanto caratterizzato l'adolescenza di molti.
Per tutto ciò che concerne il resto, il concetto è ormai più che limpido: Mr. Fantastic è e sarà per sempre proprietà della Sig.ra Tempesta e delle sue meravigliose tumbeline.
BUON NATALE A TUTTI
giovedì 25 dicembre 2008 23.06
xmasue8BUON BUONISSIMO NATALEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!!!!!!!!
UN PREMIO INASPETTATO
lunedì 5 gennaio 2009 19.52
premio simpatiaGrazie mille a Famekimika per questo premio.
Il mio bolg è nato nell'intento di dialogare con chi combatte con l'essere madre al giorno d'oggi come me, nella speranza un giorno di pubblicare qualche perla di saggezza.
Conferisco a mia volta questo premio a :
ILMAREDENTROME
NONSOLOMAMMA
OKLAOMA74
RR74
E POICHE' HO UNA PESSIMA MEMORIA MI SCUSO CON TUTTI I BLOGGER A CUI VORREI DEDICARLO MA DI CUI NON RICORDO IL NOME.
Le regole di questo premio sono:
dire da chi si è ricevuto il premio
specificare perchè si è creato il proprio blog
conferirlo ad altre sette blogger
e spero di non dimenticare nulla altrimenti andate a vedere il commento al mio buon natale immagine sul mio blog per chiarimenti.
Grazie mille a tutti.
Fourmamma
CARO SIGNOR IKEA
mercoledì 7 gennaio 2009 15.41
varie 061Caro signor Ikea,
l’ho vista per la prima volta recentemente nella sua veste di direttore di uno dei negozi di arredo più rinomati nel mondo. Era lì nella sua bella foto in bianco e nero, con le braccia conserte come “mastrolindo”, faccia amichevole di chi vuole assolutamente essere cordiale e al servizio del cliente; un bello schermo piatto subito sotto di lei con la faccina digitale della signorina virtuale che dovrebbe aiutarti a compilare il questionario di gradimento e una bella frase a caratteri cubitali del tipo: siamo al vostro servizio! Aiutateci ad esserlo ancora meglio! Spiegateci in cosa migliorare!; o giù di lì.
Caro Sig. Ikea, io e il mio braccia lunghe siamo assidui frequentatori del suo negozio, anche perché tra l’altro mr. Fantastic è di madre svedese (da qui le supergambe) e noi adoriamo letteralmente la Svezia e tutto ciò che ce la può ricordare.
Fortunatamente anche le nostre 4 tumbeline gradiscono frequentare le zone ludiche degli spazi Ikea e soprattutto il famoso Smaland, zona ludica per eccellenza che a titolo assolutamente gratuito sostiene le attività fisiche e mentali delle nostre tumbeline, anche se solo per una singola ora.
In quella sacrosanta ora di libertà, pur avendo con loro la tumbelina n. 4, perché ancora troppo piccola per partecipare ai giochi, mr. Fantastic e la sig.ra Tempesta si godono il percorso del negozio, fantasticando sui possibili cambiamenti d’arredo della propria casa quasi completamente ikeana.
Sa, caro Sig. Ikea, fino ad oggi non avrei avuto nulla da ridire riguardo la gestione del suo negozio, tranne forse per i bagni pubblici non proprio lindi in alcune ore della giornata; ma quello ci sta, del resto siamo in Italia, non in Svezia.
Ma ciò che ha fatto veramente girare i parafulmini della Sig.ra Tempesta è stata la conferma (perché non era la prima volta che le tumbeline praticavano) della gestione dello Smaland. Un servizio gratuito (e qui tanto di cappello) offerto alla famiglie pur se per un periodo limitato, dedicato ai bambini dai 3 anni in su, dovrebbe essere sorretto da regole e organizzazioni ben diverse.
Avete al vostro servizio dipendenti (che magari non hanno neanche troppa esperienza in fatto di bambini) assuefatte al meccanismo dell’accettazione e del ritiro del bambino tanto da non mostrare la minima cordialità , a mio avviso, né all’adulto né al piccolo.
Siete forniti di un ampio spazio gioco, lì dove la fantasia del bimbo come dell’adulto potrebbe galoppare senza redini, se solo ci fosse del personale addetto alla coadiuvazione di tale servizio e non solo alla supervisione (molto alla lontana tra l’altro ) dell’attività del tutto propria e personale del bambino.
Ma tutto ciò passi, perché si sa, in un servizio offerto gratuitamente da un’azienda, l’adulto non deve riporre chissà quali aspettative; e per quanto riguarda il bambino, non c’è alcun problema: dagli dei colori, un foglio, degli ampi spazi per correre e gridare, ed è fatta.
Tutto nella norma insomma, non foss’altro che quando la Sig.ra Tempesta è andata a ritirare le sue tre tumbeline, per altro con assoluta precisione d’orario (e qui il sangue svedese mi si è infuso pur solo per effetto coniugale), a parte il fatto di avergliele quasi fiondate addosso come palle da bowling, la suddetta Sig.ra ha dovuto soccorrere nel bagno la sua povera tumbelina n.2.
In procinto di terminare i suoi considerevoli bisogni, veniva sollecitata dalle vostre dipendenti ad uscire il più in fretta possibile e sorpresa delle soprese, se non fossi intervenuta, la bimba non avrebbe avuto a disposizione neanche l’occorrente per finire di espletare i suoi compiti di bimba ragionevole di 4 anni che va in bagno da sola.
Ora mi chiedo: siamo sicuri, ammettendo che ci sia nel bagno tutto il materiale per farlo, che un bimbo di ¾ anni sia in grado di espletare il proprio servizio toilette tutto da solo, senza neanche la sola supervisione di un adulto?
Ho chiesto alle vostre dipendenti, e mi hanno risposto che il servizio di accompagnamento nel bagno non è contemplato nel servizio ludico da voi offerto. Ma allora perché estendere il servizio Smaland a bambini così piccoli, se poi non si è forniti del personale adeguato a prendersene cura, pur se solo per un’ora???
Una delle sue dipendenti mi ha anche risposto che è normale che un bimbo di 3 anni vada da solo in bagno e sappia fare da solo tutto l’occorrente; poi la signorina mi ha anche confessato però di non avere figli, perciò ho evitato di spiegarle che ci sono bimbi di 3 anni che portano ancora il pannolino o che comunque lo hanno tolto da sei mesi e che quindi non sono in grado di gestire i propri bisogni, soprattutto in un bagno pubblico al di fuori della tranquillità familiare.
Insomma siamo sicuri che il vostro servizio ludoteca, pur essendo temporaneo e non a pagamento, rispetti tutti i crismi di un servizio offerto ad una fascia d’età così delicata?
Caro Sig. Ikea, se fossi in lei, mi porrei qualche domanda. E magari cercherei le risposte dove so di poterle trovare. Dove c’è terreno fertile, e non totale inesperienza o mancanza di compenetrazione nei bisogni di un bambino di 4 anni che magari pur con l’intento di far da solo, non ha la carta igienica per pulirsi il proprio “indipendente culettino!”
Con questi buoni propositi, le auguro un felice 2009.
Sperando che l’anno nuovo smuova un po’ la sua coscienza d’uomo se non quella di padre; ricordandole sempre che prima ancora di diventare uomo, anche lei sarà stato un bambino; magari un bimbo di ¾ anni che quando faceva la pupù non sapeva pulirsi il culetto senza l’aiuto della mamma.
La ringrazio per la cortese attenzione e le auguro mille di questi culettini sporchi.
NB. Non si preoccupi; si dice che porti fortuna.
Firmato.
La sig.ra Tempesta.
LA MIA AMICA M
venerdì 6 febbraio 2009 16.18
Ci sono momenti in cui la sig.ra tempesta si sente praticamente ingoiata dalla routine quotidiana, e neanche quando la quotidianeità è smossa da innumerevoli impegni o preoccupazioni, il tutto sembra cambiare. Ti senti stanca, afflitta, senti di essere arrivata alla frutta se non all'amaro eppure.... capita qualcosa di inaspettato, incomprensibile, inconcepibile e tutta quella routine che tanto ti logorava ti si rivolta contro quasi volesse gridarti a vele spiegate: ecco vedi.....adesso vivi, sconta l'adrenalina e tra qualche giorno agognerai di tornare alla tua normalità tanto vituperata.
Si....come quando durante le ferie natalizie, Mr. fantastic, dopo aver fatto una radiografia al torace per verificare che quella maledetta bronchite se ne fosse veramente andata via, ha scoperto una macchiolina debole, sbiadita, insignificante ma forse non meno importante su una delle sue costole iperestensibili.
Ecco, mr. fantastic è quella tipica persona che non si fascia mai la testa prima di essersela rotta, la sig.ra tempesta invece, con i capelli dritti in testa ed il cuore in lacrime per qualche giorno, era già corsa (col pensiero si intende)a comprare il nero tailleur per l'occasione.
Insomma nella mia testa, nel mio cuore e nella mia anima, il panico più totale per 4-5 giorni.
Sarà perchè la mia amica M (la chiamo amica e non sig.ra con la falce, non sia mai dovesse adirarsi) mi ha già sorpreso fin troppe volte nella vita e sempre quando ero più felice.
Fortunatamente, o forse solo perchè così doveva andare, quella strana macchiolina si è rivelata un'iperostosi tipica dei mr. fantastic dagli arti lunghi.
Così, questa volta la mia amica M aveva da fare altrove(meno male); certo l'attendo sempre, ma solo per prendere un caffè; perchè i miei amori devo ancora godermeli nel cuore per lungo tempo. E poi dai amica M, vai un pò in vacanza....ti fa male lavorare sempre!!!!
GLI UOMINI
venerdì 27 febbraio 2009 16.43
Io scrivo degli uomini
della loro anima, del loro cuore
e del loro amore.
Scrivo la vita di questi piccoli esseri indifesi
bagnati come pulcini sotto la pioggia della loro realtà.
Scrivo dei loro sentimenti
e delle porte dei loro sogni
quasi sempre chiuse.
Scrivo della loro ingenuità e della loro astuzia
scrivo del bene e del male
e di tutto ciò che vive nell’essenza stessa degli uomini.
Perché così sinceri, perché così bugiardi
perché loro unici e non altri.
Io scrivo degli uomini
negli uomini
per gli uomini.
Io scrivo della loro anima
nel loro cuore e per il loro amore.
LA FATIDICA DOMANDA
martedì 17 marzo 2009 12.13
Da dove vieni? Quante volte il nostro io l’avrà domandato alla nostra coscienza? Quante volte vi sarà capitato di camminare con lo zaino in spalla all’uscita della scuola, intorno ai 9-10 anni, ed ascoltare la vostra coscienza pretenziosa che vi domanda perché….perchè voi siete ancora in piedi ed invece quella foglia che vedete cadere dall’albero è destinata a finire per terra?
Dov’è il principio di tutto?
Da dove nasce la vita?
Come fa il semino di mr. Fantastic ad entrare nella pancia della sig.ra Tempesta? Eccoci. Di punto in bianco, la fatidica domanda.
Ed è inutile raccontare storie, tanto non ci crederebbero; inoltre con questi argomenti così delicati è controproducente prendere per i fondelli il nostro curioso piccolo interlocutore. Meglio essere chiari, o per meglio dire “tecnici”; dare spiegazioni senza fronzoli aiuta a definire i concetti senza scadere in precoci ed inappropriate allusioni.
Perciò, pisellino e patatina, diventano i protagonisti di una fantasiosa love story con numerosissimi spunti volti alla comprensione del quesito fondamentale:”mamma, come ha fatto la mia sorellina ad entrare nella tua pancia?”.
Certo, che pisellino e patatina siano due parti del corpo umano e non due persone, poco importa; perché si sa perché accada tutto è necessario che siano innamorati. Il romanticismo non può mancare a 5 anni, nell’intento di capire come nasce la vita.
Detto questo, arriva il 2 più 2.
Vediamo….se tecnicamente accade tutto ciò, e la mia sorellina è già nella pancia di mamma, vuol dire che anche tra la patatina della sig.ra Tempesta e il pisellino di mr. Fantastic c’è stato un incontro!?
Fortunatamente, dopo aver raggiunto tale consapevolezza, tutto si rischiara nella clamorosa risatina della mia first tumbelina, che mette fine alla sua sete di sapere.
Purtroppo so che mi sto illudendo.
Questo era solo il primo round.
Comunque per adesso, 1 a 0 per la sig.ra Tempesta.
ARIA NUOVA
venerdì 17 aprile 2009 14.14
Come dice la mia cara amica blogger Micol......lo svecchiamento è avvenuto....e adesso aria nuova e si ricomincia.......
DOMANDA STUPIDA
venerdì 17 aprile 2009 14.39
fourthumbelineNon c'è nessuno nella vita che ti insegni a insegnare l'amore. Perciò quando da genitore ti chiedi se è abbastanza ciò che trasmetti o se è giusto ciò che senti nel cuore, sai già che non c'è risposta alla tua stupida domanda. Sai che fai del tuo meglio, sai che impieghi tutte le energie possibili, eppure l'eco delle necessità di tua figlia si spande a macchia d'olio nella tua mente. Allora hai bisogno di fermarti. Respirare. Una . Due. Tre volte. Perchè chi hai di fronte non proferisce parola. Ciò che vedi è solo il riflesso di ciò che tu vorresti per tuo figlio. Ma in realtà nessuno ti sta chiedendo di più di quanto tu possa dare. Perchè sentirsi meno di quel che si può essere? Perchè non sentirsi all'altezza? Chi hai di fronte non è pronto a giudicarti. Non ancora almeno. E c'è tutta una vita da vivere insieme, per darsi il tempo di insegnarci l'amore a vicenda.
ALLA RICERCA DEL DOMANI
venerdì 17 aprile 2009 17.10
E' necessario uno scopo. E non parlo di quello che ci concede di trascorrere le 24 ore aspettando quelle successive. Parlo di uno scopo futuro, uno scopo a lungo termine. Un pò come quando decidi di voler avere un figlio e attendi con l'intento e la speranza che accada al più presto. Poi magari i figli arrivano, anche prima di quando ti aspettassi; e per la precisione ne arrivano tanti, tutti quelli che hai desiderato, se sei fortunata. Dopo tutto questo desiderare ed avverarsi, arriva il dilemma delle 24 ore. Perchè nella logistica quotidiana di una famiglia numerosa servirebbero 24 ore per occuparsi dei figli, e 24 ore per occuparsi della casa e di se stessi. Perciò, dovendosi adeguare a scelte temporali che illustri signori fecero tempo fà, il nostro scopo quotidiano diventa riuscire a portare a termine tutto ciò che è necessario all'organizzazione familiare nell'arco delle sole 24 ore di cui disponiamo.
Ma , è realmente così?
Possibile che l'avvicendarsi delle giornate della Sig.ra Tempesta sia l'unico suo scopo quotidiano?
Possibile che negli interstizi dei suoi super usurati neuroni cerebrali non rimanga neanche uno spiraglio di pensiero che esuli da pappe, pannolini ed elucubrazioni mentali precoci della primogenita appena settenne?
Io non ci credo.
E vi dirò di più. La Sig.ra Tempesta ha uno spasmodico bisogno di terre inesplorate.
Non mi riferisco al lavoro, la professione o la carriera.
Parlo di uno scopo di vita nella vita.
Parlo di progetti a lungo termine, volti all'ottenimento di qualcosa di specifico.
Parlo di un impegno sociale con un obiettivo predeterminato.
Parlo del fatto che i giorni della Sig.ra Tempesta trascorranno con l'orgoglio di aver fatto tutto il possibile per la famiglia, e magari anche un pò di qualcos'altro per chi non appartiene al suo mondo quotidiano.
Così la Sig.ra T. sente di avere uno scopo, di viaggiare oltre se stessa e la naturalezza della vita che prosegue senza sosta.
Sente di vivere dentro, e di sopravvivere allo scorrere troppo veloce dei giorni che si susseguono.
La Sig.ra T. è consapevole e felice di capire che dentro se stessa, nel cuore e nell'anima, c'è ancora posto per qualcosa che è al di là di tutto ciò che abitualmente la circonda.
Poichè se nella vita spegni il fuoco, sentirai il buio.
FRASI D'EFFETTO
martedì 19 maggio 2009 14.23
stefy viso 013“Mamma lo sai nella mia classe tutti mangiano e scrivono con la destra ed io invece mangio e scrivo con la sinistra……ehh…ma loro sbagliano..!!”
Mr. F.:”Lo sai sussel (thumbelina 2) sei proprio bella”. “No papà, non è vero…..è perchè sei tu a dirlo!”
“Mamma, Daeira si è tolta una scarpa!?” “Sussel lo sai che non si tolgono le scarpe in macchina!”….”non è vero mamma no ho tolto una scarpa….le ho tolte tutte e due!!!”.
“Mamma io da grande avrò dei figli?!” La Sig.ra T.:” Bè sussel….se ne vorrai….”. “No no, non ne voglio”. “E perché sussel?” . “No no e se poi escono maschi?!”
“Mamma resti un po’ qui sul mio letto mentre mi addormento?”. “Si sussel, però voglio riempirti di baci…..”….dopo un po’ con la manina magra protesa verso la faccia della Sig.ra T….”va bene basta basta….va bene così.”.
Squilla il telefono…Sussel risponde ma non proferisce parola….io le dico “parla Daeira”….dici “pronto chi è?”….e dall’altra parte intanto le hanno chiesto qualcosa:”chi sei?” “Sono Daeira”. “Che stai facendo?”. “Come che sto facendo?! Sto parlando con te!...e la Sig.ra T. aggiungerebbe….”stupido interlocutore ma che domande fai?”….
Cara mia adorata “sussel” (questo nomignolo nasce dalla tua passione per i wurstel tedeschi, quelli grossi con la buccia dura, che divoravi ad ogni ora nei nostri eurotour, pur non potendo usufruire di tutta la dentatura necessaria)….sei ancora un universo (parallelo direi) tutto da scoprire…sei un individuo particolare….un ingegnere pazzo….sei tutto ciò che una mamma potrebbe mai desiderare.
il principio
martedì 19 maggio 2009 17.45
.....nuovo blog.....ma solo per farvi conoscere un nuovo ma non tanto nuovo aspetto di me....che sono si una super mamma ma anche un'autodidatta pasticcera che fin dall'età di 10 anni si industria in pan di spagna e dolcetti vari....qui di seguito vi mostrerò tutto ciò che sono stata in grado di fare in questi anni nonostante i miei innumerevoli impegni mammeschi quotidiani.....è il mio pseudolavoro che qualche volta mi ricorda che non sono solo una mamma......
http://lamagiadelletorte.splinder.com
In riferimento al post
giovedì 11 giugno 2009 14.34
Dai commenti esplosi in riferimento a questo post direi che l'intento di smuovere le coscienze di chi gestisce o quanto meno di chi lavora all'interno degli Smaland Ikeani, ha dato buoni frutti. Certo i dipendenti si sono sentiti subito presi in causa senza forse comprendere a pieno la natura delle mie critiche. Sicuramente le persone che lavorano abilmente all'interno di questi spazi gioco sono solo operatori e non dettano le regole che riguardano la gestione strutturale del servizio, ma come ho già ribadito in precedenza, qualsiasi sia il lavoro che fai dipende sempre da come lo fai. Capisco anche che ci siano genitori che parcheggiano i loro figli senza poi rendersi conto del tempo che passa, o che facciano richieste assurde.....ma io parlo per me e per tutti quei genitori che sono attenti osservatori delle regole nello Smaland e nella vita....e lei...utente anonimo....se avesse letto qualcos'altro del mio blog si sarebbe reso conto di che pasta è fatta la Sig.ra Tempesta e avrebbe capito che le mie thumbeline hanno un carabiniere al posto della madre e un mezzosangue svedese come padre....per cui nella nostra famiglia di fuoriuscire dalle norme non se ne parla. Detto questo.....certo che si può far altro nel weekend.....tanto altro.....ma se c'è un'alternativa come un piccolo spazio gioco al coperto....ovviamente si sfrutta anche quella.....e ve lo dice una che delle temperature e del tempo atmosferico se ne frega altamente....testimone il nostro passeggino gemellare sulle strade innevate di Stoccolma con meno 10 gradi in pieno dicembre!
Poi c'è la questione noi siamo animatrici e non puericultrici.....bene.....animatrici........non so......nel senso che siete lì a controllare consapevolmente che i bimbi non si facciano male o abbiano qualche richiesta particolare.?.....ma non credo si tratti di animazione vera e propria.....del resto lo Smaland è uno spazio gioco non un centro d'animazione e intrattenimento per bambini....perciò magari è meglio chiamare le cose col proprio nome.
Poi c'è chi si occupa specificamente dell'accettazione.....si......è lì l'ha detto stesso lei caro utente anonimo che magari la gentilezza non è sempre di casa; certo avete a che fare con miriadi di tipologie di genitori diversi ma è certo che gentilezza chiama gentilezza ed educazione chiama educazione giusto?
Comunque c'è da dire che qualche cambiamento c'è stato......in meglio? Non so.....ho qualche dubbio.
Per chi non ne fosse al corrente ora la modalità di partecipazione allo Smaland non è più veicolata dall'età anagrafica (3-10anni) ma dall'altezza del bimbo (95 -140cm).
Bene....facciamo il punto....considerato che oggigiorno un bimbo raggiunge i 95 cm intorno ai 2 - 2 anni e mezzo.....bè penso proprio che....altro che accompagnarli in bagno....mi sa che avrete bisogno di un bel fasciatoio e di una bella scorta di pannolini! Ah no? Non siete addetti al cambio? Chiamerete i genitori nel caso ce ne sia bisogno? E se mentre il genitore "coscienzioso" si scapicolla la cacca molliccia della fase dentizione non conclusa (2 anni) comincia a sgocciolare fuori? Certo, mi rendo conto, non vi compete.
Ma sinceramente, io ho paura di quel che accadrà.
Caro utente anonimo, giusto una parolina al suo pseudocapo (o società appaltatrice che sia).....
CARO SIGNOR IKEA SARA' FORSE IL CASO, OLTRE ALLE GENTILISSIME SIGNORINE DELL'ACCETTAZIONE E ALLE FERVENTI ANIMATRICI, DI INSERIRE QUALCHE ANIMA PIA CHE SI OCCUPI ALMENO IN EMERGENZA DEI SEDERINI SCONSOLATI DEI NOSTRI PICCOLI?!
SANTA CACCA! SPEREM BEN!
una canzone.....incredibile
mercoledì 17 giugno 2009 13.50
Audio pubblicato da vivy77
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RIFLESSIONI NOTTURNE
venerdì 19 giugno 2009 0.00
Mr. F (perchè solo uno dei Fantastic 4 può ancora giocare a basket a 45 anni) è andato ad allenarsi. Ed io mi aggiro per la casa controllando che la discendenza dorma tranquilla. Controllo il mio indice di massa corporea su internet (ma chi li ha definiti sti valori? la figlia adottiva obesa della strega di biancaneve?) e verifico: "obesità medio elevata". Bene. L'ho sempre detto a Mr. F, tu tieniti in forma per tutti e due che io penso a mettere al mondo i pargoli. Certo dopo 4 gravidanze ci sono le dovute conseguenze, ma fa parte del gioco ed io sto ancora giocando. Quando sarà ora per il mio corpo di tornare all'ovile, spero tanto che si ricordi la strada, altrimenti sono c....zzi amari.
Nel frattempo, lavoro di penna, di testa e di cuore.
Attendo l'occasione, oltre quelle che ci sono già state.
Aspetto il divenire, come il bruco che diventa farfalla.
Guardo con decisione il mondo che mi contorna, e lo insegno a chi ne ha bisogno.
Tutelo l'equilibrio familiare.
Preservo l'amore coniugale, genitoriale e fraterno.
Sostengo le mie thumbeline durante i passaggi fondamentali della loro crescita.
Gli insegno la dignità della sconfitta, col profumo della prossima vittoria.
Le guido nel tunnel dell' amore incondizionato; quello senza vincoli , senza giudizi e senza giustificazioni.
Insomma, ricordo a me stessa il mio impegno quotidiano: l'essere madre, e "nonpercaso".
GRAZIE RENATA
lunedì 22 giugno 2009 12.26
cara renata ti ringrazio molto per i consigli che mi hai regalato....vedrò cosa posso fare....cmq sappi che nel mio caso l'aumento di peso si è verificato esclusivamente durante le mie 4 gravidanze proprio perchè si subisce un'alterazione ormonale non indifferente perciò alla fine poco o molto che ingerisci va sempre a depositarsi almeno nelle persone che hanno il mio tipo di metabolismo...io mi conosco e so che risolverò qualcosa solo quando potrò dedicarmi tempo per lo sport (ero una ballerina a livelli professionistici quando pesavo meno di 60KG X173cm) ma devo farlo continuativamente altrimenti i risultati non arrivano...in ogni caso la mia non è una giustificazione....mio marito relamente mi adora e le mie curve fanno il loro effetto....certo potrei migliorare...tutti possiamo....ma la capacità di saper incantare un uomo fuori e dentro il letto non dipende nettamente dal nostro fisico ma da una predisposizione mentale e psichica che spero non invecchi mai....la sensualità e la seduzione sono qualità che ti porti nella tomba e per quanto mi rigurda più vedo avanti negli anni e più mi vedo gli occhi addosso (con gli opportuni accorgimenti è ovvio) cosa che mi capitava ben poco in adolescenza....come si dice: nella botte vecchia c'è il vino buono? speriamo...per adesso ho un uomo al mio fianco che è in forma, snello, alto ed affascinante che impazzisce per il mio culo e le mie tette...sperando che tengano il più possibile....baci ed in bocca al lupo per tutto.
EPOCA DI TRANSIZIONE (2°resoconto 7° eurotour)
venerdì 11 settembre 2009 0.59
Per la famiglia Mr.fantastic e Sig.ra tempesta l'estate è transizione. Noi viaggiamo sempre controcorrente, in vacanza, come nella vita. Ed eccoci qui, ancora una volta, in un nuovo viaggio, fatto di autostrade, autogrill, passeggiate, tratte da 900 km come se nulla fosse; come se i coniugi in questione fossero soli. E invece no. Il viaggio è nella mente; il viaggio è nell'anima della nostra famiglia, con il desiderio di assaporare ogni piccolo momento, e vivere a pieno ogni istante routinariamente emarginato e svalutato nel vivere quotidiano.
Il viaggio è mutamento, cambiamento; consapevoli di ciò a cui si va incontro, sicuri degli orizzonti scoperti e speranzosi per quelli che devono ancora riempirci gli occhi.
I cambiamenti: quelli attesi e quelli meno attesi.
Come quelli che ci aspettano al nostro ritorno, tra una ventina di giorni, dopo 6000 km in giro tra Francia, Inghilterra, Irlanda e Scozia.
Quei cambiamenti che hai già quasi preventivato e quelli che hai dovuto organizzare all'ultimo minuto prima di partire. Come quello della nostra thumbelina n. 2, la quale appena compiuti i suoi attesi 5 anni, ha deciso di suo pugno( come tutti i quaderni che ha già diligentemente autografato) di voler cominciare le elementari con un anno di anticipo. E allora, nonostante le perplessità passate, la sig.ra tempesta si adegua; perchè ha troppo spesso verificato che i figli, si, ti sorprendono, ma la vita, in generale, ancora di più.
E intanto il nostro viaggio continua, alla ricerca delle wifi zones, durante il tragitto da Norwich a Edinburgo; con un'attesa che non ha confini, come quelli che non vorremmo avere nei km che percorriamo. Con le nostre thumbeline addormentate sui sedili posteriori del monovolume, in attesa di scoprire come e dove si sveglieranno domattina, con quali colori negli occhi, e quali profumi sulla pelle.
Nel frattempo mr.fantastic guida, "a sinistra", senza mai confondersi in nessuna ritatoria (o quasi mai diciamo)....e la sig.ra tempesta osserva e ricorda nel riflesso del finestrino, una ragazzina appena adolescente, che già allora preservava nel cuore l'amore per tutto ciò che non si conosce.
Un regalo che solo un genitore è in grado di fare.
NB: Stiamo bene. Baci a tutti. Siamo quasi ad Edinburgo. Non sappiamo a quando il prossimo resoconto. Ci mancate. Tutti. Parenti e parenti acquisiti (un kiss very special to Giulietta ed un abbraccio forte a tutti tutti i cuginetti).
La Sig.ra Tempesta
SHEEP BY SHEEP
venerdì 11 settembre 2009 2.12
Bene bene. 23e20 ora italiana e la sig.ra tempesta nonostante i 5 km a piedi per le vie trafficate di Edinburgo, è ancora sveglia. Mr. Fantastic al suo fianco, come sempre. Cercando invano di rannicchiarsi di lato come un principe che ridiventa ranocchio, appunto, a causa della pediera finemente intagliata in legno antico (credo ) che caratterizza il letto fin troppo corto in cui stiamo dormendo. Le thumbeline sfinite nei loro letti e la lavatrice dell’appartamento a pieno regime (sacrosanta “washing mashine”). Insomma panni stesi in ogni angolo possibile di questo appartamento stile coloniale in cui siamo residenti. Riscaldamenti accesi in ogni ora del giorno, sperando che i panni si asciughino in tempo per quando andremo via; altrimenti la sig.ra tempesta ne dovrà inventare sicuramente una delle sue. E lo sapete, la fantasia non le manca. Come quando, riflettendo sul fatto che le brughiere scozzesi sono terreno composto abitativamente soprattutto da mandrie sconfinate di pecore (e non avete idea di quante…più o meno una cinquantina per ogni mezzo km quadrato), cercava anche di immaginare a come sarebbe stato il momento dell’arrivo ad Edinburgo. Cercava di spiegarlo a se stessa ma….soprattutto alla sua vescica ormai strapiena da almeno una quindicina di tornanti e una ventina di dossi e controdossi (tutta così la campagna degli scottishmen). Perciò conta e riconta , pecora dopo pecora, mr. Fantastic decide di fermarsi in un’area di ristoro (l’unica da almeno 100km) e di concedere alla coniuge la tanto agognata liberazione liquida. Ma secondo voi i coniugi “fantesta” (si….nuovo cognome) avranno trovato un bagno pubblico ad uso e consumo degli urgenti bisogni? Certo che no….benedetto il sacripante! E allora dove, come? Che mancano ancora 70 km da Edinburgo e qua ci sono solo lande sconfinate piene di bestiame? Mr. Fantastic mi guarda e mi domanda (anche se con aria sommessa già sospettava l’ovvia risposta): non è che ce la fai a farla nel vasetto delle thumbeline? Io lo guardo, perché lui ha già capito cosa ho da “rispondergli”. Ma in realtà guardo oltre. E torno col pensiero a qualche giorno fa, quando nel bagno della camera d’hotel, mentre facevo una delle mie tante docce prive della adeguata intimità che mai più probabilmente mi verrà concessa in quanto madre di 4 thumbeline, la mia terza thumbelina mi osserva e mi fa: mamma, ma quando ti esce il bimbo dalla pancia? Io trasalgo e le spiego che mamma tempesta non ha nessun bimbo nella pancia; e le faccio il segno del pancione per spiegarle la differenza tra una pancia contenente ed una pancia non proprio in forma. Dopo trenta secondi quindi lei continua (perché per i bimbi c’è sempre una spiegazione): ah certo mamma….perchè tu non hai la pancia grande, hai il sedere grande….quindi uscirà da lì no? Allora, ammesso che la sig.ra tempesta abbia mai l’opportunità, la voglia e l’occasione di avere un ulteriore discendenza, spero che per il suo bene soprattutto, non esca mai da lì; e comunque, tornando a noi….no caro maritino il mio sedere non entra nel vasetto portatile delle bimbe…perciò che facciamo? Facciamo che la facciamo tra shawn e shawn (conoscete il cartone?) perché io non ce la faccio proprio più. Cos’ 30 secondi dopo, la sig.ra tempesta espleta con buona pace delle pecore che forse un’occhiatina l’avranno data, ma infondo a meno che non fossero caproni che importa.
All’arrivo troviamo una città ormai quasi addormentata, fredda e ventosa; passiamo in hotel per ritirare la chiave dell’appartamento che è poco distante; mr. Fantastic si districa come meglio può fra un incrocio e l’altro di questa urbanizzatissima città e finalmente raggiungiamo the flat. Facciamo per entrare, con thumbeline al seguito mezze congelate, ma la chiave non entra. Ci hanno dato la chiave sbagliata. La Sig.ra tempesta comincia ha esternare disappunto e tra se e sé commenta: no, la pipì dietro l’albero col popò in bella mostra al bestiame, non è stata la parte più complicata di questa lunga ma divertente giornata.
scusate tornerò presto
lunedì 2 novembre 2009 17.38
......ve lo prometto......
DAI CASTELLI AI SOGNI
martedì 23 febbraio 2010 17.05
E adesso a Genova. Nel lusso più sfrenato, in un hotel a 5 stelle. Ma facciamo un passo indietro. Come siamo arrivati fin qui? Prima dell'avventura di Dublino, le ville british di Norwich, le lande scozzesi brulicanti di pecore, il castello di Edinburgo e la romantica e misteriosa cittadina di Inverness hanno deliziato gli occhi e il cuore della famiglia "Fantesta". Dopo Dublino, piuttosto provati, ci incamminiamo verso Londra ricchi di aspettative, ma non abbiamo ancora fatto i conti col nostro grado di stanchezza e con le altre eventuali sorprese. Arriviamo a London city in piena sera; l'hotel dall'esterno non sembra poter riservare brutte sorprese, ma la sig.ra Tempesta è ormai sempre in allerta. Quando intravediamo mr. Fantastic parlare col receptionist dalla finestra di una delle camere al piano terra, siamo comunque già felici per "gambe lunghe" che quanto meno non dovrà caricarsi i bagagli per chissà quanti piani. Poi finalmente entriamo tutti e la sig.ra T. si rende subito conto di un problema tecnico: in una camera di 12 m. quadri, 10 sono occupati da letti, e il bagno per quanto pulito, è davvero minuscolo. Dicono che Legoland sia uno dei parchi a tema più divertenti d'Inghilterra. E' vero, ci siamo stati la mattina seguente. Ma la vera Legoland, con tanto di Italia in miniatura in un'Inghilterra altrettanto minuta, era sicuramente la nostra camera d'hotel; dove, la notte, per arrivare al tanto agognato gabinetto, ti sembrava di attraversare un percorso stile Indiana Jones, con tanto di gambe d'acciaio, stipiti in legno e malefici gradini in marmo. Anche se, dopotutto, la vera sorpresa era al mattino, quando, in attesa di poter entrare nella sala colazioni, contenente esclusivamente n. 4 tavoli, la sig.ra T. e mr. F. tentavano di contenere il ballo di San Vito di thumbelina mini sulla scala a chiocciola sulla quale eravamo costretti a preservare il nostro turno.
Londra non è una sconosciuta. Le sue bellezze già incontrarono la sig.ra Tempesta e mr. Fantastic quando erano solo al principio del loro viaggio parentale. Quando con solo thumbelina n. 1 approcciarono al cuore di Londra in piena epoca natalizia respirando il freddo nelle ossa ed il calore di questa città nel cuore.
Forse per questo motivo, ed anche perchè l'impegno di questo viaggio comincia a farsi sentire, decidiamo di goderci un'intensa passeggiata tra le strade della London che conosciamo; fino ad Hide Park, dove consumiamo un lunghissimo pic nic insieme alle nostre thumbeline, al cielo sereno, al prato verde smeraldo e al vento fresco che ci ravviva le guance.
Il giorno seguente, come colpo di grazia, decidiamo di affidarci ad una escursione preorganizzata, con cambio e scambio di bus, e taxi londinese finale nell'intento di tornare sani e salvi in hotel (se solo il taxista non avesse sbagliato strada). Tutto per visitare le meraviglie di Windsor, il mistero di Stonehange e le curiosità di Oxford.
Ma domani è un altro giorno.
Domani è Parigi.
Domani e casa.
Perchè lì è come casa nostra: 11° volta ad Eurodisney, 9° volta per la nostra first thumbelina.
Si, è proprio un vizio, finchè si può.
Perchè in quei luoghi di fiaba anche i coniugi Fantesta ritornano "thumbelini" come una volta.
Perchè lì non c'è realtà che tenga.
Si viaggia come in un'immensa bolla di sapone; non c'è spazio, non c'è tempo, non c'è peso.
Navighi attraverso le emozioni, negli occhi dei tuoi figli e tutto ciò che è fuori, almeno in quel momento, non esiste.
Chi ha smesso di ricordare il sentimento di un tempo, avrà difficoltà a comprendere ciò di cui stiamo parlando. Ma noi siamo certi che tutto questo ha ancora un valore inestimabile nei nostri cuori. Perchè mr. F. e la sig.ra T. ridiventano volentieri bambini, rendendosi compagni di gioco insostituibili in un mondo al confine con la fantasia, anche se solo per 5 minuti. Cinque minuti in cui ci siamo solo noi e le nostre thumbeline e tutto il mondo che tra noi vive e sopravvive. Cinque minuti in cui tutto il resto, come è giusto che sia, non ha alcuna importanza.
Qualche giorno dopo siamo di nuovo in auto, ma questa volta le nostre aspettative sono molto più casalinghe che esplorative. Solo 700 km ed una sosta in autogrill per il pranzo ci dividono dalla nostra "home sweet home". Mr. Fantastic ha fretta di arrivare e risparmia le pause alla guida; le thumbeline scaricano la loro ansia per il primo giorno di scuola, colorando sui librini comperati in Inghilterra e la sig.ra Tempesta osserva dal finestrino i paesaggi che si avvicendano veloci; consapevole che stanotte dormirà nel suo familiare talamo nuziale tanto a lungo desiderato nelle notti d'albergo.
E chissà che giorno sarà domani; chissà cosa accadrà quest'anno; chissà quale viaggio stiamo per intraprendere, nella vita, come nella mente e nel cuore.
CERCASI ANOMALIA
venerdì 5 marzo 2010 16.07
La sig.ra Tempesta ricorda di quando da adolescente la deridevano perché non aveva ancora osato proferire una parolaccia; e ricorda anche che, il non aver mai provato una sigaretta alla veneranda età di diciotto anni fosse quasi un sacrilegio.
Per non parlare poi dei capelli portati lunghi fino al sedere, della danza classica come sport preferito e del fatto di non aver mai avuto interesse per le cazzate in generale.
Insomma, nella lista dei buoni e dei cattivi, la sig.ra T non era né l’una né l’altra.
La sig.ra T. era il nulla: colei a cui regalare l’indifferenza in persona.
E se la sig.ra tempesta ci ripensa, ricorda quanto si sentisse inadeguata, emarginata, non omologata e soprattutto sola.
Oggi, che la sig.ra T. non è più sola; che è fiera di avere al suo fianco “gambe lunghe” ed è felice di avere una famiglia numerosa che le invidiano tutti dappertutto si chiede:<< forse quelle anomalie non erano altro che un segno?>>.
Un riflesso nello specchio del domani per quello che sarebbe diventata e quello che avrebbe costruito?
Oggi la sig.ra Tempesta soffre la stessa catalogazione, ma al contrario di qualche anno fa, è orgogliosa di essere giudicata una madre non tradizionale.
E’ fiera che le sue bambine abbiano il coprifuoco alle 8; che dai 5 anni in poi sappiano essere autonome in moltissime occasioni; che sappiano adeguarsi al cibo e all’ambiente straniero nei viaggi vacanza intorno all’Europa; che vadano a scuola ancora col ciuccio e che dormano nel loro lettino e nella loro stanza dai due mesi d’età.
Raggiungere questi equilibri costa tempo, dedizione e fatica. Poterne usufruire una volta conquistati significa essere caparbi e soprattutto avere una ferrea volontà di non accodarsi al gregge nell’intento e nella speranza di sentirsi meno insicuri come genitori.
Bene. Se tutto questo significa essere particolari magari anche un po’ speciali, allora W le diversità e W le differenze!
.....TROVARE UN SENSO..........
giovedì 6 maggio 2010 13.22
L'emozione di un singolo momento può rivelarsi devastante; e non te ne rendi conto immediatamente ma piano piano, quando la tristezza ti scivola nell'anima goccia a goccia; quando il tuo cervello ha già pienamente razionalizzato ma il tuo cuore ed il tuo ventre son rimasti indietro ad aspettare....sperando di scoprire che quella che stai vivendo non è la realtà ma solo la trasposizione fin troppo reale delle tue paure.
E invece no. Sei lì e aspetti il da farsi. Lo fai. Poi torni a casa e tutti ti chiedono come stai. E tu dici bene per rincuorare tutti, specialmente quei 4 cuori che ti aspettano inermi e inconsapevoli, sperando solo che la loro mamma torni al più presto alla normalità. E tu lo fai...perchè tutti si aspettano questo, con il ventre ancora dolorante, ed il cuore che affanna alla richiesta quotidianeità. La roccia ha perso il suo bambino ed anche se le rocce sono abituate ad essere erose dall'acqua e scalfite dal vento, qualche volta capita anche che si spezzino in due, pur sempre rimanendo rocce.
A tutti coloro che leggono il mio blog: appena sarò guarita fuori e dentro tornerò a scrivere a più non posso perchè nessuno e nessuna cosa può abbattere la sig.ra Tempesta e tutti i suoi sogni di penna.
TRAVEL FAMILY
giovedì 1 luglio 2010 0.00
Per qualche mese la sig.ra Tempesta ha smesso di respirare. E poiché l’ossigeno è ciò che generalmente permette agli esseri umani di sopravvivere, potrei tranquillamente sostenere che la sig.ra in questione è stata in coma per qualche mese. Ovviamente parlasi di coma d’anima e non di assenza d’attività cerebrale. Quest’ultima anzi si potrebbe dire quadruplicata considerato tutti i più recenti risvolti della famiglia “Fantesta”.
Qualche volta può capitare che tutto ciò che fa abitualmente parte della tua vita, di punto in bianco venga meno, e che tutto quello che pensavi non saresti mai stato in grado di affrontare affiora possente nei margini della tua quotidianità, richiedendoti un sforzo d’attenzione e d’azione notevole. E allora l’anima va in letargo, o meglio in come terapeutico; perché una singola emozione latitante inficerebbe tutto il lavoro che il nostro povero cervello è costretto a sobbarcarsi.
“Razionalizzare”. Un vocabolo estremamente complesso per la sig.ra T., la quale tende ad approcciare alla propria vita soprattutto con sguardi d’affetto e spremute di cuore; ma un verbo, o meglio “il verbo”, per mr. Fantastic, il quale ha dato un’anima alla parola stessa. Un’anima spessa quanto un manuale di Sudoku o un prontuario di analisi matematica; un senso che di intuito ha ben poco ma che definisce in sé il senso del “tutto” fuori da ogni possibile dubbio o perplessità. Un sentimento di precisione che trova la sua collocazione al risveglio al mattino come al calare delle palpebre la sera.
Ed in tutti questi strani, faticosi e inaspettati ultimi rivolgimenti familiari, la sig.ra Tempesta è profondamente invidiosa del suo “Gambe lunghe”, il quale con tutta la sua elasticità mentale cerca spesso di insegnarle la capacità di discernere “dove” lottare e “ dove” guardare e passare ma non sempre i suoi tentativi vanno a buon fine.
Fortunatamente c’è un momento dove tutta la famiglia rinasce e si rigenera; quando tutto viene lasciato alle proprie spalle, alla ricerca di nuove emozioni, quelle buone, piacevoli ed entusiasmanti. Quelle che ti riempiono il cuore di ricordi e la testa di risate. Quelle che ti seguono ovunque, perché non ci sono “vere” emozioni che puoi lasciare indietro. Quelle che ti cambiano, che ti attraversano.
Come le emozioni dei nostri viaggi in Europa; quando sigilliamo parte della nostra vita nella nostra home sweet home per poi riprenderla in mano solo al ritorno, sicuri di non essere più gli stessi, contenti di non essere più gli stessi.
Un viaggio nel viaggio della nostra vita per noi e per le nostre 4 meravigliose thumbeline, che ora come ora patiscono soltanto la stanchezza del percorso sostenuto, ma che domattina avranno gli occhi ed il cuore pieni di qualcosa che ancora non conoscono.
Queste sono le emozioni che la sig.ra T. non imparerà mai a controllare e sono quelle che mr. Fantastic si impegnerà a non controllare mai.
DUE FANTAGENITORI
domenica 4 luglio 2010 20.47
Qualcuno qualche volta ci ha chiesto come possiamo essere in grado di organizzare e mettere in pratica questi giri in Europa con quattro bambine al seguito, e nel momento stesso in cui ci fanno questa domanda nella mente del nostro interlocutore nasce spontaneo un rifiuto mentale verso l’esperienza in sé, che supera ogni nostra possibile spiegazione.
La verità è che qualche volta anche la sig.ra T. e il suo consorte vorrebbero chiedersi come e soprattutto il perché di tutto questo; momenti in cui vorrebbero spedire le proprie thumbeline (povere viaggiatrici) verso qualche meta al di là del sistema solare, altro che in Europa. Perché infondo anche questi due “fantagenitori” un po’ pazzi e un pò sui generis hanno i loro momenti di scompenso socio esistenziale fra capricci insolubili e pianti inconsolabili. E diciamo la verità…quando questi momentacci capitano a circa duemila chilometri da casa, tra le lande desolate della Germania più settentrionale, anche i fantagenitori sentono di poter venire meno alle loro più chiare convinzioni.
Ecco perché la sig.ra T., tenendo sempre d’occhio l’attenzione stradale del suo super autista “braccia lunghe”, perde lo sguardo nel verde infinito dei paesaggi che ci circondano; e quando da lontano scorge dei mostri d’acciaio tanto utili quanto numerosi e privi di ogni possibile estetica naturale, le sembra di essere un po’ come Don Quixote ed i suoi mulini a vento.
Tutti combattiamo ogni giorno per ciò che realmente desideriamo, e lottiamo con forza perché ci crediamo veramente; e i nostri mulini a vento non sono mai abbastanza vicini perché ci si possa rendere conto di cosa stiamo realmente sostenendo…ma alla fine ci sembra sempre sia la battaglia più giusta.
Riuscire perciò, al di là di tutto, al di là di tutte le possibili difficoltà, in quello che veramente ci rende uniti, liberi e felici è ciò che rende unica questa pazza famiglia di fantagenitori e fantathumbeline.
PASSANDO DA LOURDES
giovedì 8 luglio 2010 2.18
Ci sono momenti che rendono memorabile un viaggio. Specialmente se speso tra mondi e culture tanto diversi, ed ancor di più se questi mondi non rappresentano tanto i luoghi che visitiamo quanto quelli che ci portiamo dentro o “accanto” da casa.
Alcuni di questi mondi ci appartengono sempre, anche quando non siamo all’estero ad assaggiare qualche buona costoletta di maiale inondata di salsa barbecue.
Certi mondi costituiscono le nostre paure più ataviche come per esempio quella di rimanere chiusi in un ascensore senza porte che continua inesorabile la sua corsa (incubo ricorrente di mr. F.); o come quella di percorrere i margini di un tir parcheggiato a 50 cm dalle pareti di una carlinga di traghetto (tra Germania e Danimarca) con in braccio 18 kg di bimba spaventatissima ed altrettanti bimbe in lacrime retrostanti, sperando di trovare una via d’uscita nel raggiungere la propria auto prima che il portellone della nave si apra, ovvero prima che il tir si muova.
Poi ci sono le paure che ci appartengono più di tutte, quelle che riaffiorano insistenti quando scorgi alcuni atteggiamenti particolari nei tuoi figli. Come quando la sig.ra Tempesta e mr. Fantastic si guardano attoniti nel notare thumbelina nr. 2 mentre riordina scrupolosamente gli scatoli di alcuni giochi da tavolo fuori posto nello scaffale di un supermercato; o quando compatta in forma geometrica la carne macinata del ragù scrupolosamente scartato dalla propria pasta; o ancor di più quando riordina, impilandoli per genere, grandezza e forma, i piatti usati della nostra colazione (comprese tazze e sottopiatti) previa pulizia con tovagliolo di stoffa. Insomma un mondo o forse è meglio dire “una cultura” che si può tranquillamente definire a parte. Come, a parte, è proprio il nostro piccolo scienziato pazzo con occhi azzurro cielo e capelli giallo sole. Uno scienziato incompreso già all’età di due anni, quando qualche medico allarmò, proprio perché non connesso con quello che sempre si giudica un normale e naturale universo familiare.
Infine esistono le paure materiali, cioè quelle che riguardano i nostri beni primari. E per una famiglia come quella dei fantagenitori e fantathumbeline in viaggio in Europa per circa un mese, il bene primario per eccellenza non è il cibo, non è l’acqua, non sono i pannolini (numerosissimi tra l’altro) di minithumbelina ma bensì la nostra fantautovettura. Una big car a misura di fantafamiglia che ci porta ovunque anche se con l’aiuto del nostro fidato amico Tom Tom…si perché se ci volessimo affidare al senso di orientamento di “gambe lunghe” allora si che arriveremmo a Lourdes altro che in Svezia.
Perciò, quando la big car, dopo aver viaggiato per mezza Europa senza problemi ed averci trasportato per alcune meravigliose viuzze di Malmo decide che non le piace più la chiave d’accensione…la fantafamiglia perde la fantamacchina ed il fantaviaggio va a fantapaese.
Meno male che la fantafamiglia risiede in un fantahotel dove ti riparano la fantamacchina in un fantabaleno! Peccato che il giorno dopo qualche Robin di turno ti fantaparcheggia la fantamacchina nel garage dell’hotel (senza tra l’altro aver mai guidato fantamacchine lunghe 5m e 22 cm) e ti fantadistrugge la fiancata.
Tirando le somme, la perdita del proprio bene primario, è la più ostinata fantapaura della famiglia in questione, quanto meno in viaggio.
Ed allora, caro mr. Fantastic, che ne dici se al ritorno deviamo il tragitto pattuito e facciamo una capatina a Lourdes?
Si lo so, tu hai dubbi seri in merito, ma qui un po’ d’acqua santa male non farebbe…parola della sig.ra Tempesta.
LE PICCOLE COSE
mercoledì 14 luglio 2010 0.58
Quando desideriamo tanto a lungo qualcosa spesso, una volta ottenuta, finiamo per rimanerne delusi. La fantafamiglia sta sperimentando in questi giorni un’esperienza del tutto nuova. Stabilendoci per circa 20 giorni nello Skane (regione meridionale della Svezia) stiamo quasi totalmente perdendo la caratteristica prettamente nomade dei nostri travel around Europe.
Perché dopo un anno altalenante, per tantissime e diverse ragioni, la sig.ra T. e mr. F. volevano provare a riposare un po’ per le strade di Malmoe (città d’appartenenza della metà dell’adorato Gambe lunghe), tra passeggiatine, pic nic, giri in battello sul canale artificiale che percorre tutta questa splendida cittadina.
Riposare. Bene, bene. Qualcuno di nostra conoscenza che sta ivi leggendo, sappiamo per certo, sta già sogghignando se non sbellicando dalle risate.
Paradossalmente, la stanzialità della nostra scelta ha prodotto ogni tipo di reazione infantile, capriccio, protesta prepubere, che le 4 thumbeline potessero inventarsi.
In ordine dalla più grande alla più piccola abbiamo: complesso di edipo con retrostante scontro generazionale contro il sesso avverso preautorizzato all’età di 8 anni da un cervello in fase catatonica da esposizione solare eccessiva; reazioni sorprendentemente studiate e minuziosamente organizzate da elemento di 6 anni con associazione a delinquere e concussione della sorella quasi gemella (che gemella non è) sempre pronta ad allearsi; produzioni d’ira e reazioni spropositate anche dopo apposito pisolino pomeridiano da parte di quasi cinquenne esploratrice risorse familiari, soprattutto di origine culinaria (della serie, mamma ho fame, ogni trenta secondi); ed in ultimo, produttrice senza freno e senza orario di gastro ed intesto elementi che farebbero un baffo a qualsiasi azienda di ecospurgo.
Morale della favola, un viaggio con spostamenti ogni due giorni di città in città, permetterebbe una varietà e pienezza di emozioni più forte di qualsiasi capriccio pronto ad esplodere, o quanto meno della maggior parte. Perché si sa, la stanchezza uccide anche le emozioni più negative.
Ecco perché, stamane la sig.ra T. e mr. F. hanno trascinato la femminociurma fino a Copenaghen in treno da Malmoe.
TQQrrenta minuti di risate, spostamenti di seggiolino, nanna, voglio l’acqua, guarda il mare, guarda il ponte Oresund, gioca a milikituli (gioco con le mani che la sig.ra T. ha prontamente imparato a fare )…ed il ritorno…con tutti i passeggeri che tornavano dall’aeroporto di Kastrup a Malmoe, che divertimento stare tutti sparsi nei vagoni, e non essere sicuri di essere saliti tutti interi ed in tempo…
Insomma la pazzia delle emozioni rende tranquilli…ed anche piuttosto felici.
UN DESIDERIO INSISTENTE
giovedì 22 luglio 2010 1.47
Quando mr. Fantastic e la sig.ra Tempesta si recano all’Ikea, circa 2 volte al mese, causa astinenza da cibo ed atmosfera svedese, capita sempre che scorgano dagli enormi manifesti pubblicitari delle lande scandinave, il loro sogno di casa ideale.
Quelle case col tetto spiovente, magari gialle e azzurre, con le vetrate incorniciate da preziosissime tendine di cotone ricamato, e completamente immerse nelle campagne nordiche, verdissime in estate e innevatissime d’inverno.
Così tra una polpettina svedese e un filetto di salmone, socchiudono gli occhi dolcemente e immaginano di sonnecchiare sulla veranda della loro casetta stile casa nella prateria.
Certo è difficile che certi sogni possano avverarsi ma se la sig.ra T. ha imparato qualcosa dalla vita fino ad ora, è proprio che, se si ha un desiderio forte come la vita stessa, non bisogna arrendersi e continuare a sperare che forse un giorno potremo riuscire nei nostri intenti.
Probabilmente queste sono parole dettate dalla malinconia che ci attanaglia consapevoli che il nostro lungo percorso vacanziero in questa meravigliosa terra d’alci è ormai giunto al termine e che dopodomani cominceremo a ridiscendere verso la Germania. Perciò il nostro viaggio non è tecnicamente al termine ma la fantafamiglia sente che un capitolo importante si sta concludendo.
Le thumbeline hanno assaporato ogni possibile esperienza fagocitando tutte le emozioni in ogni istante di questo viaggio non semplice; hanno accarezzato renne e lontre di fiume, hanno assaggiato il salmone meravigliosamente cucinato dalla zia svedese, hanno visitato il più grande Legoland presente in Europa (i fantagenitori hanno percorso 600 km per trasportare tutta la fantafamiglia fino a Billund, Danimarca da Malmo, Svezia, in un solo giorno), hanno respirato aria di foresta passeggiando sotto alberi secolari in parchi immensi in piena città; insomma hanno assaporato in pieno un’altra realtà, lontana anni luce dalla propria; e come la corsa all’oro nel famoso far west anche il desiderio di Svezia provoca una indiscutibile ed ingestibile assuefazione.
Forse è per questo che la fantafamiglia ogni tanto va all’Ikea ad invaghirsi di quelle gigantografie scandinave; ed è per questo che domani sera la sig.ra Tempesta farà le valige con un po’ di precoce nostalgia da fine viaggio nel cuore ed un insistente desiderio nella testa:
I WOULD BUY A HOUSE IN SWEDEN.
BUON NATALE
giovedì 23 dicembre 2010 18.43
Scusate tanto per la lunga pausa.....uso queste due righe per dirvi che tornerò e che vi oenso spesso....ed anche che la sig.ra Tempesta è in dolce attesa di un bel maschione....poi vi racconto....arriva il principe pisello!!!!!!!!!!!!!!!!
MAI DIRE MAI
mercoledì 12 gennaio 2011 14.02
In una fantafamiglia come la nostra, i neuroni cerebrali iperusurati dei due capostipiti hanno problemi a compensare il duro lavoro quotidiano che gli viene richiesto. Per questo e per mille altri motivi, mr. F ha sempre rifiutato l’idea di abdicare ad ulteriore discendenza. Sta di fatto che la sig.ra Tempesta, in preda a neuroni impazziti completamente ed ad ormoni altrettanto ballerini, ha soppiantato la ferrea volontà di mr. F. con l’umile (che tanto umile non è) richiesta di un ultimo pargolo/a. Poiché mr. F sa cosa comporta contraddire e cercare di lottare contro le subdole richieste della sig.ra T, alla fine ha tolto l’editto conclusivo e ha concesso un ulteriore semino. In definitiva, nonostante la torrida estate di bambine chiassose e brulicanti per casa a tutte le ore, i coniugi fantesta, alla fine del mese di agosto si sono resi conto di essere divenuti genitori per la quinta volta. Contentezza a parte, perché la quinta volta in cui scorgi quelle lineette sul test di verifica ti provocano esattamente la stessa reazione della prima, è stato interessante verificare le innumerevoli e diversissime reazioni degli amici e parenti a cui si raccontava del nuovo lieto evento. C’è chi ha palesemente sgranato gli occhi, convinto che ormai mr. Fantastic avesse appeso al chiodo il suo fertilissimo produttore di discendenza; c’è chi ha taciuto, incredulo e indeciso tra il fare gli auguri per il lieto evento e gli auguri per il meno lieto e faticosissimo prossimo futuro; e c’è chi ha avuto qualche mancamento all’idea dell’evidente e necessario risanamento del proprio bilancio familiare in previsione dei regali di natale pro pluri nipoti. Insomma un inventario di risposte e reazioni tra le più disparate ma mai buffe e perspicaci come quelle delle amate thumbeline. Thumbelina n. 1 ha subito rassicurato che nella eventualità si trattasse di un fratellino, nessun problema finchè è neonato, poi da adulto, vedremo cosa dovremo farne; la seconda thumbelina, cinica e diretta come solo lei può essere, si è subito sincerata che questa volta la natura facesse il suo corso senza brutte sorprese come l’ultima volta in cui i coniugi fantesta ci avevano provato; thumbelina n. 3, tenera e disincantata, ha compreso un po’ meno la natura del nuovo evento ma thumbelina n. 4 non si è fatta mica prendere in giro! Una sera, con mamma T. seduta sul divano, ed ancora priva di una evidente pancia gravida, le si avvicina placida e le chiede dove fosse il bimbo/a in arrivo; mamma tempesta fa segno verso la pancia sperando che l’indicazione possa bastarle ma thumbelina chupinza non si da per vinta ed alzando la maglietta della sig.ra T. esclama:” no è veo! Fammi vedee!”.
L'AVVENTO DEL PRINCIPE PISELLO
giovedì 7 luglio 2011 2.26
Nessuno può veramente prevedere il futuro. Ma un minimo? Le aspettative di un singolo momento? Un momento già vissuto in passato in altri frangenti e poi sperimentato nella propria fantasia come era giusto che fosse?
Si, forse questo è ciò che accade nelle famiglie del mulino bianco dove l'unico reale inconveniente possibile è forse non avere il giusto numero di merendine nel paniere per tutti i commensali. Ma nella famiglia Fantesta quando accade qualcosa di inaspettato è realmente inaspettato e a tratti anche incomprensibile. Come quando, appena incontratoci, il nostro principe pisello ha voluto subito giocarci un bruttissimo scherzo.
Che dire: certamente la sig.ra Tempesta, seppellita in un letto d'ospedale, tra crampi addominali post 5° taglio cesario senza il proprio amante di diritto tra le braccia (dopo mr. F...ovviamente) se l'è vista proprio brutta.
Certo è, il principe, principe è. Si perchè si dà il caso che abbia voluto degnarci della sua presenza all'interno della nostra parca dimora soltanto 50 giorni dopo; e le sue reali sorelline thumbeline, gestanti, anche se non fisicamente, quantomeno dell'idea di essere in attesa di un fratello altolocato, hanno steso un gran tappeto rosso all'arrivo del principe in questione. In ogni caso dopo un primo momento d'ambasce dovuto soprattutto alla enorme insoddisfazione di thumbelina n.4, che non realizzava il perchè del no della sig.ra Tempesta ai vani tentativi di collocare il principe nel passegino della sua bambola, la famiglia Fantesta si è immediatamente adeguata all'inserimento del nuovo membro...e qui ogni riferimento è puramente linguisticamente casuale. C'è da dire che la stessa thumbelina n.4, che di star ferma e zitta non se ne parla proprio, ha immediatamente chiesto dove fosse la reale patatina del nuovo arrivato...e qui son partiti i chiarimenti del caso compreso visite a domicilio per sincerarsi meglio durante ogni cambio pannolino.
Insomma una scoperta nella scoperta: il principe col pisello e la sicurezza che nonostante i 50 giorni di vuoto, la sig.ra T. non avesse mentito; dalla sua pancia era veramente uscito qualcuno!
E quel qualcuno oggi guarda la sig.ra Tempesta con occhi languidi, con versi e ammiccamenti degni di chi si rivelerà un grande amatore, anche se, come si dice : il primo amore (la mamma) non si scorda mai.
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